Usa: patron Twitter, bandire Trump crea un precedente pericoloso

Usa: patron Twitter, bandire Trump crea un precedente pericoloso

I giganti dei social Facebook e Twitter tremano: 51,2 i miliardi di dollari in meno (complessivi) sul loro valore di mercato, nelle ultime due sedute di borsa; e secondo Buiness Insider, l'evento è direttamente collegato alla messa al bando del presidente Donald Trump da parte delle due piattaforme.

Una scelta "giusta" rivendica Dorsey. Che ammette di "non festeggiare né di andare fiero" della decisione di "mettere al bando @realDonaldTrump" dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio a Washington. - "Dover prendere" queste misure "frammenta il discorso pubblico". "Ci dividono - incalza dopo che il presidente americano è stato messo sotto accusa per la seconda volta con l'approvazione dell'impeachment alla Camera - Limitano il potenziale per un chiarimento, un riscatto, per imparare". Sebbene esistano eccezioni chiare e ovvie, ritengo che un divieto sia un nostro fallimento nel promuovere una conversazione sana. Inoltre la situazione creatasi ha creato un precedente decisamente pericoloso e che in futuro potrebbe portare a decisioni simili.

In queste parole, in effetti, c'è riassunta tutta la contraddizione del gesto dittatoriale di Twitter.

Inoltre il proprietario di Twitter ha però difeso le linee guida del proprio social, affermando: "Se le persone non sono d'accordo con le nostre regole possono semplicemente rivolgersi a un altro servizio".

"Di conseguenza, in conformità con il nostro consolidato sistema di sospensioni, al canale è ora impedito di caricare nuovi video o livestream per un periodo minimo di sette giorni, che può essere prolungato". Per Dorsey la decisione è giusta ma pericolosa. "Tutto ciò non può erodere un internet globale libero e aperto".

Anche se la mossa censoria di Twitter, Facebook e Instagram ha già dato il via ad un esodo dai principali Social a vantaggio di nuove piattaforme.

Sono diversi i post di Jack Dorsey scritti sul ban di Trump da Twitter. Ma, prosegue, "questo concetto è stato rimesso in discussione la settimana scorsa quando un certo numero di fornitori di strumenti Internet fondamentali hanno deciso di non ospitare più quello che ritenevano pericoloso".

A questo proposito il Ceo di Twitter nega che vi sia stato una qualche forma di coordinamento organico al cartello dei Big Tech nell'epurazione di Trump dal mondo social: "Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni". E' sempre importante per il Ceo di Twitter ricordare come il social possa incentivare follie e danni, per questo motivo c'è bisogno di maggiore trasparenza e moderazione.