Michele Bravi presenta La Geografia del Buio

Michele Bravi presenta La Geografia del Buio

Michele Bravi prende le distanze anche dall'idea di un disco che sia simile ad un percorso terapeutico. "La geografia del buio" è il racconto bendato attraverso quel labirinto di ombre e racconta, tra momenti di silenzio e il suono legnoso di un pianoforte verticale, un messaggio tanto semplice quanto potente: il buio, come il dolore, è solo una condizione e non esiste un senso o un significato. Circa due anni fa, Michele è stato protagonista sulle pagine di cronaca per un incidente mortale che gli ha causato grande dolore. "Dopo il dolore c'è l'amore e io ho avuto la fortuna di aver qualcuno che ha condiviso con me il dolore".

La Geografia Del Buio non vuole insegnare ad uscire dall'oscurità ma incoraggiare a conviverci. Non si può pensare che il dolore si auto-curi da solo, va sistemato, va portato in uno studio medico. Con queste parole, Michele Bravi ci apre uno spiraglio nel suo mondo, all'inizio di una conferenza stampa che ha la parvenza di una chiacchierata a cuore aperto con un vecchio amico. Molte suggestioni evocano un presente buio, violento e doloroso che nasconde ogni cosa in una profonda e fitta nebbia. La realtà dell'artista si presenta infine come rappresentazione teatrale, dove la separazione tra attori e spettatori è un limite invalicabile. L'intero progetto discografico è stato prodotto da Francesco Catitti e il pianoforte, che accompagna la voce dell'artista in tutte le tracce, è suonato da Andrea Manzoni.

Tra le particolarità dell'album c'è il brano A sette passi di distanza. Lui mi risponde che non gli interessava, voleva solo che lo raggiungessi. Quando l'ho provata il mio pedale non staccava mai, le mie dita non pigiavano bene sul piano, eppure abbiamo deciso di tenerla.

"Nel disco lo racconto in una canzone che è 'Storia del mio corpo'". Abbiamo messo tutti un pezzettino di dolore nel disco, tutti i collaboratori.

"La comunità LGBT+ mi è stata molto a fianco nel mio dolore e mi ha insegnato la libertà di amare". "La Geografia del Buio è un disco di dolore ma è anche il disco d'amore più grande che io abbia mai fatto".

"Tutto ciò che vi si vede è stato recuperato in un capannone - ha rivelato - Sono oggetti che sono stati abbandonati con la loro storia, come una coperta, un capellino". Sarebbe bellissimo ma è un'utopia. Chi ha il coraggio, si esponga, chi non si sente pronto si senta protetto, non c'è fretta. "Ricordo il mio primo bacio con tutti i dubbi che ne conseguono, quella voce insistente che ti allontana dal ricordo". Nel 2017 la sua partecipazione a Sanremo dove si classifica quarto con Il diario degli errori (qui la videointervista che avevo realizzato in quell'occasione), tanti premi, e pure l'ingaggio della Disney per la canzone finale di Coco (qui il nostro videoincontro alla presentazione del film). Nel silenzio c'è un immaginario sottile che è quello che tutti viviamo. L'amore non è un atto privato, l'amore è un atto pubblico, chi ama deve avere il coraggio di esporsi. Va seguito il sentiero e ci convive con il dolore. "La canzone quindi è un manifesto programmatico dell'album". "Perché il buio è un fatto, è una casa che ho imparato ad arredare per viverci". A un certo punto, nella prima traccia, parlo di un bigliettino di questo ragazzo che è stato con me prima di andarsene che mi dice "Non parlare mai del futuro perché il futuro è una cosa pericolosa". Ci parla di Chiara Galiazzo, che gli ha "prestato" la voce in alcune tracce dell'album, e di Fedez e Chiara Ferragni, amici sinceri capaci di tenderti la mano senza pretendere niente in cambio. Si parlava di teatri bellissimi. "Poi il mondo è cambiato.la volontà c'è, l'album è pensato apposta per il live, appena ci sarà la possibilità saremo pronti".

Poi ci racconta che La geografia del buio nasce da una promessa fatta a questo ragazzo: la promessa di restituire, tramite la musica, quell'amore e quella vicinanza ricevuti nel corso degli ultimi due anni.