Recovery Fund, stop da Budapest e Varsavia - Strategie & Regole

Recovery Fund, stop da Budapest e Varsavia - Strategie & Regole

"Torniamo in modalità di crisi".

Nel pomeriggio di ieri Polonia e Ungheria hanno bloccato l'approvazione del bilancio europeo 2021-2027 e del recovery fund a causa della presenza di una clausola che subordina i finanziamenti all'adesione allo stato di diritto.

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha affermato che, nonostante il veto di Polonia e Ungheria sul quadro finanziario pluriennale dell'UE, una soluzione verrà trovata nei prossimi giorni.

Adesso, riferiscono fonti Ue, la cancelliera Angela Merkel si consulterà con i presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen e Charles Michel, sul da farsi. Il piano ha scatenato una forte resistenza a Varsavia e Budapest, dove i governi di destra sono fermamente contrari a uno strumento che potrebbe far loro perdere i soldi dell'Ue se continuano con politiche viste come contrarie agli standard democratici. E una cosa a questo punto appare certa: la questione planerà sul tavolo della video conferenza dei 27 leader giovedì, che doveva essere interamente dedicata alla pandemia. Per la verita' il tempo non e' cosi' stretto dal momento che solo entro meta' aprile gli Stati dovranno presentare a Bruxelles l'ultima versione dei piani nazionali di ripresa e resilienza e che prima dell'inizio dell'estate non sono previsti gia' oggi gli esborsi anticipati pari al 10% del totale previsto per ogni Paese (per l'Italia 21 miliardi secondo i calcoli del Tesoro per il 2021).

Il veto era nell'aria: sia il premier ungherese Viktor Orbán, sia quello polacco Mateusz Morawiecki, avevano scritto ai vertici Ue per preannunciarlo. E intanto schiuma il Partito popolare, di cui il Fidesz di Orbán è membro sospeso.

"Lo stato di diritto non riguarda un paese in particolare, né riguarda l'est o l'ovest". È neutro e si applica a tutti.