Pedofilo morto in carcere, violentato e ucciso da un compagno di cella

Pedofilo morto in carcere, violentato e ucciso da un compagno di cella

"Volevo che sentisse quello che sentivano tutti quei bambini".

Qust'ultimo, oggi detenuto in carcere a York, in Regno Unito, accusato per stupro e omicidio, ha ammesso in tribunale, alla Hull Crown Court, di aver ucciso Huckle, giustificando il suo gesto con una specie di "motivazione morale". Con queste parole il detenuto Paul Fitzgerald ha confessato l'omicidio del compagno di cella Richard Hunckle, uno dei pedofili più famosi del Regno Unito, protagonista di oltre 200 di stupri ai danni di bambini.

Era stato un pedofilo spietato, aveva violentato almeno duecento bambini e stava scontando 22 ergastoli. Precedentemente gli aveva infilato una penna nella narice e aveva abusato sessualmente di lui con un attrezzo da cucina.

Al centro del riquadro il detenuto Fitzgerald che ha ucciso Huckle
Al centro del riquadro il detenuto Fitzgerald che ha ucciso Huckle

Richard Huckle è stato ucciso da un molestatore sessuale, ecco perché stavano nella stessa cella. "Sono propenso a pensare che abbia fatto di peggio che stuprarli". Sfruttava la professione di fotografo freelance per viaggiare nei Paesi orientali ed entrare in contatto con bambini tramite chiese, scuole e istituti di carità. Grazie agli sforzi di Argos era stato possibile sgominare un network di pedofili attivo nel dark web sotto il nome di 'The Love Zone', salvando così 85 bambini dagli abusi e arrestando, tra i vari pedofili, anche lo stesso Huckle. Al momento dell'arresto, il criminale portava con sé un computer contenente più di 20mila immagini di pedopornografia, di cui mille delle quali rappresentavano lo stesso Huckle intento a commettere abusi su minori.

Come ricostruito in aula, si è trattato di un delitto studiatoo dal 30enne per punire il pedofilo, per dargli un "assaggio" di quello che aveva fatto alle sue povere vittime, ma Fitzgerard nega di aver agito con premeditazione, sostenendo di aver perso il controllo durante l'aggressione. "A nessuno importava di quei bambini" ha sempre ripetuto.