Hong Kong: la Cina mette a tacere l'opposizione democratica

Hong Kong: la Cina mette a tacere l'opposizione democratica

In una nota, l'Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao, che fa capo al governo centrale, ha definito la mossa "un atteggiamento di ostinata resistenza". "Coloro che promuovono o sostengono l'indipendenza di Hong Kong e rifiutano di ammettere l'esercizio della sovranità della Cina sulla città sono considerati non conformi al requisito di giurare fedeltà alla Regione amministrativa speciale", è stato stabilito dalla Cina.

Il parere da Pechino è arrivato chiaro e inappellabile: i quattro deputati pro-democrazia del parlamentino di Hong Kong - Kwok Ka-ki, Alvin Yeung, Dennis Kwok e Kenneth Leung, tutti del Civic Party - sono da espellere in base al giudizio riassumibile nella "mancanza di patriottismo".

Inoltre, a tutti e quattro i parlamentari, e ad altri 8 membri dell'opposizioni tra cui l'attivista Joshua Wong, era già stato impedito di candidarsi alle elezioni legislative originariamente previste per il 6 settembre, ma rinviate in seguito al peggioramento della situazione dell'epidemia da coronavirus. L'organo costituzionale, con le dimissioni in massa dei restanti 15 parlamentari democratici, è ora nelle mani dei legislatori filo cinesi, che possono approvare i progetti di legge favoriti da Pechino senza avere un confronto con l'opposizione.

La risoluzione introdotta dalla Cina offre alle autorità di Hong Kong la possibilità di aggirare il sistema giudiziario per rimuovere i legislatori colpevoli di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale. Una misura che, secondo molti analisti, sarà usata contro i parlamentari dell'opposizione che esprimono dissenso sulla pressione di Pechino esercitata sulla città. La risoluzione discussa e approvata a Pechino, ha riferito l'agenzia Xinhua, è stata promossa su esplicita richiesta dalla governatrice Carrie Lam, anche se lei ha parlato di "semplice consiglio".