"Servono più tamponi per arrestare la seconda ondata di casi" (Fondazione Gimbe)

Lo segnala la Fondazione Gimbe, attraverso i dati del monitoraggio tra 30 settembre e 6 ottobre. Il presidente Cartabellotta inoltre aggiunge: "Considerato che i numeri riflettono i comportamenti e le azioni di 2-3 settimane precedenti, anche le nuove misure restrittive del Governo non saranno immediatamente efficaci".

L'impennata dei nuovi casi dell'ultima settimana, quasi raddoppiati rispetto alla precedente (29.621 vs 15.459), si legge in una nota di Gimbe, ha spinto il Governo a prendere provvedimenti per tentare di arginare la nuova ondata di contagi. Da un lato le misure restrittive previste dal nuovo Dpcm, dall'altro quelle sanitarie incluse nell'ultima circolare del Ministero della Salute. Il progressivo incremento dei casi attualmente positivi, iniziato a fine luglio, "dopo un mese - continua - ha innescato l'incremento di pazienti ospedalizzati con sintomi e in terapia intensiva, e dopo 2 mesi inizia a riflettersi anche sui decessi".

In Italia, dall'inizio della pandemia all'11 ottobre sono stati effettuati 12.564.713 tamponi. In particolare in 7 Regioni la percentuale dei casi ospedalizzati è superiore alla media nazionale del 6,6%: Sicilia (11,5%), Liguria (10,4%), Lazio (9,9%), Puglia (8,9%), Piemonte (8,6%), Abruzzo (8,2%), Basilicata (7,9%).

Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono più che decuplicati (da poco oltre 1400 a più di 17'000), con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 4%. Tuttavia, non sono note né la quantità di tamponi che i singoli laboratori possono processare quotidianamente, né informazioni quantitative sul personale impegnato sul territorio nel prelievo dei campioni.

La Fondazione denuncia il fatto che, nella fase di risalita dei contagi, i servizi sanitari territoriali non sono stati potenziati nelle capacità di testing & tracing nonostante le risorse assegnate dal Decreto Rilancio.

Le soluzioni del Governo per potenziare la capacità di testing sono da un lato il singolo tampone per confermare la guarigione virologica (che permetterà di "recuperare" un certo numero di tamponi, non quantificabili con precisione ma stimabili intorno ai 20.000/die, visto che quelli di controllo rappresentano circa il 40% del totale) e dall'altro i tamponi rapidi. Oltre agli approvvigionamenti di alcune Regioni che si erano già mosse in autonomia, la richiesta pubblica di offerta del Commissario Arcuri, scaduta lo scorso 8 ottobre, prevede l'acquisto di 5 milioni di tamponi rapidi.

Secondo Gimbe sui test rapidi ci sarebbero alcune difficoltà nell'utilizzo immediato di questo tipo di test, dal momento che gli ambulatori medici di famiglia spesso si dimostrano strutturalmente inadeguati a garantire percorsi dedicati per i casi sospetti di Covid, che nelle scuole la figura di medico di plesso non risulta ancora sistematicamente implementata e che in generale manca il training necessario ad elaborare questo tipo di test. Nonostante, dunque, l'apparente potenziamento dovuto alle nuove misure, il numero di tamponi rimane ancora largamente insufficiente, sia per la crescita esponenziale dei nuovi casi, sia perché sarà in parte assorbita dalla diagnosi differenziale tra infezione da Covid e influenza stagionale.