Exit poll Bolivia: vince il candidato socialista

Exit poll Bolivia: vince il candidato socialista

Il Paese andino incuneato tra Argentina, Cile, Perú, Paraguay e Brasile ha quindi visto la fuga del leader socialista (prima in Messico poi in Argentina) che era riuscito a sostenere una crescita economica sorprendente in un continente travolto dalla crisi.

Un voto che viene dopo l'annullamento per frode delle contestate elezioni del 2019 che costrinsero l'ex presidente Morales alla fuga e scatenarono una scia infinita di polemiche, E il risultato ha già provocato un terremoto interno e superato le stesse aspettative del MAS che non pensava certo a una vittoria così schiacciante: con appena il 31.5% dei consensi infatti, il centrista Carlos Mesa non ha il margine sufficiente per andare al ballottaggio per le presidenziali. Gli exit poll realizzati da "Tu Voto Cuenta" assegnano ad Arce il 53 per cento delle preferenze contro il 30,8 per cento di Mesa.

Quelle che si terranno domenica 18 saranno tra le elezioni regionali più "osservate" dalla comunità internazionale, negli ultimi anni.

Al tempo stesso, il nuovo presidente boliviano dovrà evitare che il Movimiento al Socialismo ricada negli errori e nelle contraddizioni del passato che hanno permesso alla destra golpista di rovesciare Evo, a partire dall'eccessiva identificazione in una sola persona al comando e dai tentativi, in parte riusciti, di cooptare una parte dei movimenti sociali. Con questi risultati si sancisce una gloriosa e schiacciante vittoria del MAS. In questo modo l'accesso al secondo turno (non previsto dalla legge elettorale solo se la differenza tra il primo e il secondo candidato è di almeno 10 punti al primo turno ndr) sarebbe stato inevitabile e l'alleanza tra i diversi segmenti della destra golpista e la piccola e media borghesia nelle grandi città avrebbe potuto efficacemente contrastare il MAS. Choquehuanca ha quindi definito come una "seconda tappa del processo di cambiamento del paese" quella che inizierà dopo le elezioni di ottobre. Era l'11 novembre allora, quando il potere passò a un'ignota parlamentare, tal Jeanine Añez, che ha retto il Paese in qualità di presidente ad interim in attesa di nuove elezioni, ritardate più volte. Se vuole tornare in Bolivia e aiutarci non ci sono problemi. I piani prevedevano una frode elettorale come primo step per impedire la vittoria del MAS al primo turno ed eventualmente un nuovo colpo di stato, nel caso le proteste per la frode avessero raggiunto dimensioni preoccupanti. Il discredito generale verso USA e OEA, prima che verso i latifondisti boliviani, rischierebbe di determinare un contraccolpo politico e d'immagine fatale per la pace in Bolivia e nell'intero subcontinente. Luis Arce non ha mai fatto menzione di quale sarà il suo orientamento nei confronti del regime di Caracas, anche se è un dato il fatto che il candidato del Mas ha abbandonato completamente la tipica retorica anti imperialista che caratterizza le dichiarazioni di Evo Morales.