Covid, morta Lea Vergine un giorno dopo il marito Enzo Mari

Covid, morta Lea Vergine un giorno dopo il marito Enzo Mari

Lea Vergine (Lea Buoncristiano, il suo vero nome) è considerata una figura particolarmente importante per l'arte del nostro Paese, in particolare dagli anni Settanta in poi.

Il coronavirus colpisce ancora: il giorno dopo della scomparsa di Enzo Mari, designer di fama internazionale, morto ieri, all'età di 88 anni, il Covid-19 si è portato via, oggi, la moglie Lea Vergine. Scrittrice, giornalista, è stata sempre molto amata e stimata.

Il suo libro "L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940" (1980) ricostruiva le tante artiste dimenticate, riportando al centro del discorso le donne artiste. "Quando i rifiuti diventano arte", al MART di Rovereto, dove aveva curato anche "Il Bello e le Bestie" insieme a Giorgio Verzotti. Negli anni Novanta Lea Vergine era stata ideatrice e curatrice del convegno "La scena del rischio" alla GAM di Torino. La sua ricerca si è concentrata sul corpo come strumento per la performance artistica e come veicolo comunicativo.

Lea Vergine ed Enzo Mari
Lea Vergine ed Enzo Mari

Studiosa dei nuovi linguaggi visivi, nel saggio "Il corpo come linguaggio" (Prearo Editore, 1974) Lea Vergine ha analizzato la nascita e l'evoluzione della Body Art, imponendosi come una delle principali studiose delle avanguardie delle azioni performative.

Tra le sue frasi celebri si ricorda: "L'arte non è necessaria"; "È il superfluo".

Nata a Napoli nel 1938, la signora della critica d'arte italiana è stata, in particolare modo dagli anni Cinquanta in poi, un punto di riferimento per intere generazioni di artisti. Perché Lea Vergine raramente si è occupata di temi o movimenti di moda, o già percorsi dalla critica e men che meno dal mercato. Conversazione con Chiara Gatti, edito da Rizzoli nel 2016.