Riforma delle pensioni, da opzione 41 a Quota 102

Riforma delle pensioni, da opzione 41 a Quota 102

Da quasi due anni quindi l'età anagrafica per la pensione è aumentata, ma resterà bloccata anche per il biennio 2021/2022.

Ricordiamo che, sino al 31 dicembre 2022, la pensione di vecchiaia si ottiene con un minimo di 20 anni di contributi e di 67 anni di età. Si tratta di quota 102, in pensione a 64 anni con 38 di contributi.

Vediamo ora qual è l'età pensionabile in Italia e quanti anni di contributi allo stesso tempo bisogna avere per congedarsi.

Peggio di noi solo la Grecia, dove il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia è pari a 67 anni.

All'inizio sembrava che ci sarebbe stata una proroga di Quota 100, anche se con limitazioni. Oggi la misura si raggiunge con 67 anni di età compiuti e con almeno 20 anni di contributi previdenziali a qualsiasi titolo versati.

Sempre la legge Fornero poi, ha previsto l'innalzamento di età pensionabile per le pensioni di vecchiaia in base all'aumento della vita media degli italiani, la cosiddetta aspettativa di vita certificata annualmente dall'ISTAT. Il che vorrebbe dire una decurtazione sul trattamento pensionistico circa del 5%.

Per accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, quindi, bisogna aver compiuto 71 anni (prima del 2019 erano 70 anni e 7 mesi), oltre ad avere il primo accredito contributivo decorrente dal 1° gennaio 1996. Al centro della contrattazione vi saranno in primo luogo tutte le misure che scadono quest'anno, in particolar modo l'APE sociale e le pensioni anticipate con opzione donna.

41 anni e 10 mesi per le donne.

È il Corriere della Sera a spiegare come potrebbe funzionare la quota 41: l'idea è quella di mandare in pensione chi abbia almeno 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall'età anagrafica: un'opzione che governo e sindacati stanno valutando in questi giorni di confronti per una riforma previdenziale che dovrebbe arrivare insieme alla legge di Bilancio.

Una valutazione che potrebbe riguardare anche gli immunodepressi e tutti coloro che andando a lavorare ogni giorno sono più a rischio.

Il lavoratore una volta sospeso il servizio non percepisce una vera e propria pensione bensì un'indennità sostitutiva finanziata tramite un prestito erogato da un istituto di credito (per questo si parla anche di anticipo pensionistico). Per verificare quanti contributi un lavoratore ha e soprattutto per verificare se questi sono utili al raggiungimento di questa soglia di contribuzione utile e necessaria per la pensione di vecchiaia, occorre recuperare il proprio estratto conto dei contributi.

Nel caso dell'Ape Sociale - alla quale possono ricorrere solamente i lavoratori che rientrano nei suddetti profili di tutela - il prestito viene restituito dallo Stato stesso e per questo non ci sono penalizzazioni per il lavoratore.

Al momento, la più probabile sembra essere Quota 41, un meccanismo che permetterebbe di andare in pensione addirittura prima di Quota 100, con 41 anni di contributi e senza limiti di età.