Istat, stima Pil II trimestre: -12,8%. L’Italia scivola sempre più giù

Istat, stima Pil II trimestre: -12,8%. L’Italia scivola sempre più giù

Una flessione mai registrata in questi termini dal 1995.

Se nei restanti trimestri dell'anno la variazione congiunturale del Pil fosse nulla, quella acquisita per l'intero 2020 sarebbe pari al -14,7%. E' da tener presente comunque che il secondo trimestre 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2019. I calcoli preliminari diffusi a luglio, invece, parlavano di una variazione congiunturale del -12, % e di quella tendenziale del 17,3%.

Ora tutti gli occhi sono puntati sul terzo trimestre, dopo le parole di qualche giorno fa del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che vede le condizioni di un fortissimo rimbalzo.

Il risultato del nostro Paese è inferiore alla media di Eurolandia ma migliore di quello di Francia (-13,8%), Spagna (-18,5%) e Regno Unito (-20,4%).

A trascinare la caduta del Pil è stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte. Pesa anche la domanda estera, per la riduzione delle esportazioni, e le difficoltà di ripresa delle attività produttive, anche per il massiccio ricorso alla cassa integrazione. Lo calcola la Confcommercio che in una nota sottolinea che se a livello nazionale il calo dei consumi sarà del 10,9% rispetto al 2019 (per una perdita di 116 miliardi) il maggior calo percentuale si avrà nel Trentino (-16%) mentre il Molise registrerà un calo del 7,2%. Con cali dell'8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi. Anche la variazione delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito negativamente alla variazione del Prodotto interno lordo, rispettivamente per -0,9 e -2,4 punti percentuali. I consumi delle famiglie si sono contratti del 6,7%, la spesa delle famiglie ha subito una contrazione sul trimestre precedente del 12,4% (spicca il -21,4% degli acquisti di beni durevoli, male anche il consumo di servizi, -15,8%).

Tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori, il clima economico registra l'aumento più marcato passando da 85,9 a 90,1. Le stime preliminari confermano dunque un'inflazione negativa per il quarto mese consecutivo e più ampia di un decimo di punto rispetto a luglio (non era così da aprile 2016). Lo rileva l'Istat, precisando che si tratta del calo peggiore dal 1995 a oggi.

Nei servizi di mercato migliorano sia i giudizi sugli ordini sia quelli sull'andamento degli affari; si registra, tuttavia, un peggioramento delle attese sugli ordini.