Coronavirus, circolare ministeriale: l'età non è requisito sufficiente

Coronavirus, circolare ministeriale: l'età non è requisito sufficiente

In una circolare da poco diffusa dal ministero alla Salute - e ripresa dal sito di Repubblica - si illustra il sistema con cui vengono riconosciute le esenzioni dal lavoro in base allo stato di salute.

Il documento ministeriale si rivolge soprattutto al mondo della scuola, dove sono circa 400mila, quasi il 20% del totale, gli insegnanti e il resto del personale scolastico, tra Ata ed amministrativi, ad avere più di 55 anni d'età. Quindi il numero dovrebbe essere molto più basso.

Ai lavoratori e alle lavoratrici deve essere assicurata la possibilità di richiedere al datore di lavoro l'attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione del!' esposizione al rischio da SARS-CoV-2, in presenza di patologie con scarso con1penso clinico (ad esempio malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche).

L'età dunque, come solo parametro, non è un elemento sufficiente per essere considerati un lavoratore a rischio, infatti nella circolare, si precisa che: "La maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione va intesa congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggior rischio".

Per questo si legge nel documento, il concetto di fragilità "va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare in caso di infezione un esito più grave o infausto". Tra l'altro, in caso contrario "non sarebbe necessaria una valutazione medica per accertare le condizioni di fragilità".

Non è solo una questione anagrafica: i lavoratori fragili sono quelli in cui il contagio da Coronavirus può determinare "un esito più grave o infausto" della malattia. Non tutte le scuole lo hanno. Queste potranno offere effettuate presso le aziende sanitarie locali o i dipartimenti di medicina del lavoro. Valutate le mansioni del lavoratore il medico esprimerà un "giudizio di idoneità". Al medico spetta infatti il compito di fornire "in via prioritaria l'indicazione per l'adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio Covid". Il giudizio di "non idoneità temporanea", con relativo esonero dal lavoro, è limitato ai casi "che non consentano soluzioni alternative".

Resta ferma la necessità di ripetere periodicamente la visita anche alla luce dell'andamento epidemiologico e dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche in termini di prevenzione, diagnosi e cura.