Stop blocco licenziamenti: 6 casi in cui il lavoratore può essere licenziato

Stop blocco licenziamenti: 6 casi in cui il lavoratore può essere licenziato

In principio sarebbe dovuto durare 60 giorni, poi sono diventati cinque mesi (fino al 17 agosto) e ora può arrivare, in alcuni casi, fino alla fine dell'anno: il divieto di licenziamento (la norma che preclude i licenziamenti economici, individuali e collettivi) è una misura molto discussa e discutibile che mostra un'indubbia resistenza e longevità.

"Siamo di fronte ad una provocazione e ad una scorrettezza inaccettabile - dichiara il Segretario generale della Fismic irpina Giuseppe Zaolino - che insieme alle altre organizzazioni sindacali passa al contrattacco chiedendo un incontro urgente all'Unione Industriali minacciando di ritirare la firma dall'accordo di "Garanzia Occupazionale" che ha consentito all'azienda un risparmio economico importante". Ci sono, infatti, dei casi in cui il licenziamento è permesso.

Nel decreto sono previste tre eccezioni per le quali un datore di lavoro può legittimamente interrompere il rapporto di lavoro con un proprio dipendente.

Dal 18 agosto vengono quindi previste delle eccezioni al blocco dei licenziamenti, introdotte con il decreto Agosto. Sarà possibile licenziare anche con l'accordo collettivo nazionale di incentivo all'esodo, concordando una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con ogni singolo dipendente, o in caso di fallimento dell'azienda, nel caso non sia previsto l'esercizio provvisorio della stessa. "Non ci soprende - spiega il leader regionale della Uiltrasporti William Zonca - il passo fatto dall'azienda: lo temevamo e per questo abbiamo chiesto ma non ottenuto lo stop al licenziamentio dei lavoratori per le società in liquidazione in bonis". Il terzo caso certo è quello dei licenziamenti in caso di fallimento quando non sia previsto l'esercizio provvisorio dell'impresa o in caso di cessazione.

Alle tre eccezioni se ne aggiungono altre tre, sulla base delle interpretazioni degli esperti riportate dal Sole 24 Ore. Se il datore di lavoro rinuncia alla Cig, invece, e decide di scegliere l'esonero contributivo fino a 4 mesi, non può licenziare almeno finché non ha fruito di tutto l'esonero.

In questo caso l'azienda potrebbe licenziare, ma non accedere alle integrazioni o all'esonero. Questo diventerebbe, quindi, un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La procedura di licenziamento collettivo era stata avviata il 27 febbraio 2020 e formalizzata con una lettera inviata il 3 marzo: riguarda tutti i dipendenti a tempo indeterminato nelle sedi di Olbia, Malpensa, Linate, Roma Fiumicino, Catania, Napoli, Palermo e Firenze.