Non credo al nitrato di ammonio per le esplosioni di Beirut

Non credo al nitrato di ammonio per le esplosioni di Beirut

C'è chi ha perso tutto. Per ragioni di sicurezza non vuole che la sua identità venga svelata, ma accetta di raccontare quegli attimi drammatici.

Cosa abbia innescato, e alla presenza di quali sostanze, la potentissima esplosione, seguita da almeno altre due o tre esplosioni secondarie anche loro di grandissima potenza, che hanno distrutto il porto di Beirut e seriamente danneggiato alcuni quartieri limitrofi, non è chiaro e, probabilmente, la verità non la sapremo mai. "Allo stesso tempo - si aggiunge nella dichiarazione - gli ex primi ministri fanno appello a tutte le agenzie del porto perché lavorino insieme per preservare la scena del crimine e assicurare che non sia inquinata".

Non sono state ancora completamente chiarite le cause che hanno scatenato la duplice detonazione. Dalla Francia partiranno oggi tre aerei carichi di aiuti e personale e l'Eliseo ha annunciato che domani il presidente Macron sarà a Beirut. Che sotto forma di litio-metallo è il propellente per i missili militari. Anche l'aeroporto, che dista 10 km di distanza dal luogo dell'esplosione ha riportato dei danni causati da detriti ricaduti nell'area aeroportuale.

In un'intervista al corrispondente di Sputnik il sindaco della capitale libanese ha fatto il punto della situazione relativamente all'entità dei danni, all'assistenza agli sfollati e alle conseguenze sul piano ambientale delle esplosioni di martedì sera. Ma prima di farsi queste domande bisogna continuare a scavare, a spegnere il fuoco, a salvare chi è in pericolo.

E intanto fonti israeliane suggeriscono che quel magazzino venisse utilizzato da Hezbollah.

L'esplosione ha causato anche un'ondata gigantesca e sollevato alcune vetture che si trovavano nella zona del porto: acqua e veicoli non sono stati spinti lateralmente, ma è stato come se una forte pressione fosse stata esercitata sul mare e intorno all'epicentro del disastro. L'onda esplosiva ha interessato praticamente tutta la città. Venerdì inoltre è attesa la sentenza del Tribunale speciale per il Libano (Tsl), con sede all'Aja, sull'omicidio dell'ex premier Rafiq Hariri, ucciso il 14 febbraio del 2005 con altre 21 persone.