Grandi città d'arte non ripartono, "perse 34mln di presenze"

Grandi città d'arte non ripartono,

Il 2020 sarà molto duro per il settore turistico e a soffrire particolarmente saranno le città d'arte, che rischiano una perdita complessiva di 7 mld di euro in consumi dovuta alla mancanza di 34 mln di presenze.

L'assenza dei turisti stranieri sta mettendo in ginocchio l'economia delle città d'arte italiane, in particolare di quelle maggiori. A Firenze le perdite si attesteranno su -5 milioni di presenze e -1,2 miliardi circa di consumi; a Milano la contrazione di presenze dovrebbe invece arrivare sfiorare i 4 milioni in meno, mentre per i consumi sarà superiore ai 900 milioni di euro.

Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s, con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano. Le previsioni di Tourism economics potrebbero peggiorare se la situazione non dovesse migliorare nel 2021.

A Torino, secondo le stime di Confesercenti, si prevede una diminuzione di oltre 800mila presenze che, tradotte in soldoni, significano 186 milioni di euro di spese turistiche in meno.

Alla flessione dei turisti stranieri - non compensati dagli italiani, che hanno preferito mete balneari e borghi - va sommato il contributo negativo derivante dal permanere di una quota elevata di lavoratori ancora in smartworking. A Milano mancherebbero quasi 4 milioni di turisti e di conseguenza si registrerebbe un calo di 900 milioni di euro. L'assenza dai luoghi di lavoro sta causando perdite per circa 250 milioni di euro al mese per spese destinate ad alloggi e ristorazione.

E' un crollo di visitatori senza precedenti quello che si registra nelle città d'arte a causa dell'emergenza Covid. La proiezione è che entro fine anno l'effetto smartworking farà perdere alle imprese del settore, per lo più PMI quasi 1,76 miliardi di euro, stime che se confermate farebbero abbassare le saracinesche di tanti esercizi commerciali. Soprattutto quelli legati alla spesa turistica: "dai ristoranti ai bar, fino ai negozi dei centri storici", spiega Patrizia De Luise, presidente nazionale Confesercenti.

"Le zone franche dovrebbero consentire alle imprese che vi operano di godere di un sostegno speciale, sotto forma di un contributo da usare in compensazione dei versamenti tributari e contributivi. Senza un intervento, migliaia di piccole e medie imprese rischiano di saltare come birilli".