Vertice Ue, Michel: "Convinto che l'accordo sia possibile"

Vertice Ue, Michel:

E durante lunga riunione che ha avuto ieri a Bruxelles con i leader dei paesi "frugali", il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rivolto al premier olandese Mark Rutte, ha sottolineato: "Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o che vi riguardi solo in parte". Ma questo non ci deve spingere al dalli all'olandese, come il povero GEC (Giornalista Europeista Collettivo) che, dopo aver esaltato per anni i Rutte e i socialisti svedesi e danesi come "argine contro i sovranisti" e persino la "figlia di due madri", la premier finlandese, è costretto ora con espressione ebete ad ammettere che più sovranisti di loro non c'è nessuno.

Perché un negoziato così lungo e difficile?

Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 500 miliardi del progetto iniziale, considerato inaccettabile dai cosiddetti paesi frugali: Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, ai quali si è unita la Finlandia.

"Con questa Unione Europea -proseguono le stesse fonti- non si va da nessuna parte". Significativo nel fine settimana l'attacco di Viktor Orban al premier olandese Rutte, accusato di covare un odio personale per lo stesso Orban e l'intera Ungheria. In definitiva, il Recovery Fund dovrebbe ammontare a 750 miliardi, 390 in sussidi e 360 in prestiti (l'Olanda chiedeva un massimo di 350 in sussidi).

Perché il Recovery Fund è necessario? Quello che per l'ambasciatore è ciò che Berlino "teme di più". La sensazione è che i leader frugali stiano provando a far naufragare il vertice, ma per evitare di esporsi al biasimo, vogliano farlo deragliare sulla questione dello stato di diritto, una motivazione certamente più nobile di fronte all'opinione pubblica.

Ma soprattutto quello che è assurdo è che per metter d'accordo quattro idioti che puntano i piedi per farsi vedere belli dai propri elettori, si taglia ovunque, soprattutto ai danni di imprese e contribuenti europei, senza contare le tasse che verranno...

In un quadro del genere, l'instabilità finanziaria potrebbe avere dure conseguenze anche per i solidi paesi del Nord Ue, oltre ovviamente a riverberarsi a livello mondiale. Così è stato chiarito anche dal Mef, il ministero dell'Economia e delle finanze che è responsabile dell'elaborazione del Pnr. "Sono cautamente ottimista", dice. Undici giorni di anticipo possono apparire molti: ma, nel nostro caso, non sono stati sufficienti perché il Parlamento, impegnato nel frattempo nell'analisi del decreto Rilancio e di quello sul rinnovo delle missioni all'estero, potesse esprimersi sul Pnr con un voto di convalida. "Si continua nel pomeriggio", ha cinguettato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Una concessione ai paesi frugali che però non ha ancora permesso di chiudere l'accordo, anche se le distanze tra i paesi sembrano ormai essere "solo" nell'ordine di alcune decine di miliardi. In sostanza, la Commissione ha chiesto di inserire un meccanismo legale per bloccare l'erogazione dei fondi per chi ha procedure aperte per violazione delle norme europee sullo stato di diritto (Polonia e Ungheria per l'appunto). Il Presidente Charles Michel aveva offerto un "freno di emergenza": il Consiglio avrebbe il potere di approvare (ma a maggioranza qualificata, non all'unanimità) i piani di riforme presentati dai singoli paesi, ma il monitoraggio verrebbe fatto dalla Commissione. Il principio è che specialmente quando si parla di sussidi occorre sapere in modo anche più rigoroso se le riforme si fanno.