Regeni, Egitto fa richieste su attività di Giulio al Cairo

Regeni, Egitto fa richieste su attività di Giulio al Cairo

"E' stato un fallimento, l'Italia richiami l'ambasciatore in Egitto", hanno affermato in una nota i genitori di Giulio Regeni.

"Le pressioni si fanno in mille modi, non si fanno certamente togliendo l'ambasciatore", ha detto il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, intervenendo oggi a Radio 24.

"Non credo che il ritiro dell'ambasciatore sia una soluzione, non l'ho mai creduto per un semplice motivo: l'ambasciatore è sostanzialmente il rappresentante del suo Paese in un altro Paese".

Durante il vertice avvenuto il videoconferenza il primo luglio, infatti, le autorità egiziane non hanno fornito nessun dettaglio aggiuntivo e nessuna risposta in seguito alla rogatoria inviata dall'Italia più di un anno fa, nell'aprile del 2019. "Se si toglie l'ambasciatore di fatto si finisce di dialogare, ma a noi interessa dialogare perché dobbiamo avere la verità su Regeni". "Dopo quattro anni e mezzo dall'omicidio e 14 mesi dall'ultima rogatoria, non c'è ancora nessuna svolta nell'inchiesta egiziana sulle torture, il sequestro e l'assassinio di nostro figlio Giulio Regeni" gridano (ancora una volta) Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel gennaio del 2016.

Il procuratore egiziano Hamada Elsawy "ha formulato alcune richieste investigative finalizzate a meglio delineare l'attività di Giulio Regeni in Egitto". Secondo la famiglia di Giulio, le richieste rappresentano ulteriori rinvii nell'estenuante lotta per ricevere giustizia. "Chi sosteneva che la migliore strategia nei confronti degli egiziani per ottenere verità fosse quella della condiscendenza, chi pensava che fare affari, vendere armi e navi di guerra, stringere mani e guardare negli occhi gli interlocutori egiziani fosse funzionale ad ottenere collaborazione giudiziaria, oggi sa di aver fallito".

Dunque per Ballerini "Richiamare l'ambasciatore oggi è l'unica strada percorribile".