Istruzione. Italiani fra gli ultimi in Europa

Istruzione. Italiani fra gli ultimi in Europa

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, spiega l'Istat, è il principale indicatore del livello di istruzione di un paese. Peggio di noi solamente Spagna, Portogallo e Malta.

La popolazione residente nel Mezzogiorno, secondo quanto scrive Repubblica, è meno istruita rispetto a quella nel Centro-Nord: poco più della metà degli adulti ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore e nemmeno uno su sei ha raggiunto un titolo terziario (al Centro oltre i due terzi è almeno diplomato e quasi uno su quattro ha conseguito la laurea). Perché il diploma rappresenta quel pezzo di carta fondamentale per poter contare su una crescita individuale ed entrare nel mercato del lavoro con maggiori requisiti. L'Italia peraltro, detiene il triste primato per numero di giovani cosiddetti 'neet' ovvero non occupati né in formazione, pari a 2 milioni, ossia il 22,2%. "E' a rischio il futuro del nostro Paese e la competitività del sistema Italia".

Diffuso oggi l'ultimo rapporto dell'Istat sui livelli di istruzione e sul vantaggio occupazionale nel nostro Paese a confronto con i dati europei.

Un altro livello di analisi interessante è quello geografico. Nel 2019, infatti i nostri laureati non crescono (27,6%; -0,2 punti rispetto al 2018) mentre l'Unione europea, la Francia, la Spagna e il Regno Unito - già oltre l'obiettivo strategico del 40% - registrano ulteriori aumenti (+0,9, +1,3, +2,3 e +1,2 punti). La quota di Neet - 'Neither in employment nor in education and training', giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un'attività lavorativa - è la più elevata tra i Paesi dell'Unione, di circa 10 punti superiore al valore medio Ue28 (12,5%). Il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma, infatti, è risultato in aumento nell'ultimo anno. Una differenza che non è solo italiana ma che si ritrova anche a livello europeo con l'unica differenza che, nel Bel Paese, la quota di stranieri con almeno il diploma si è molto ridotta rispetto all'Europa negli ultimi dodici anni. Il primo: il tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi si attesta al 35,4% (comunque più basso rispetto alla media europea) contro il 53,6% di coloro che hanno conseguito il diploma.

I tassi di occupazione nel Mezzogiorno restano molto più bassi che nel resto del Paese e quelli di disoccupazione molto più alti, anche tra chi ha un titolo di studio elevato.

Nel 2019 il tasso di occupazione tra i laureati con età compresa tra i 25 e i 64 anni è di 28,6 punti in più rispetto a chi ha semplicemente un titolo secondario inferiore. Un divario tra uomini e donne decisamente profondo e più importante se si confrontano i dati con la media dell'Unione Europea e con gli altri grandi paesi del Vecchio Continente.

"Nel Mezzogiorno rimangono decisamente inferiori i livelli di istruzione" dove il 54% possiede almeno un diploma contro il 65,7% nel Nord Italia.

Lo svantaggio delle donne, sottolinea l'Istat, si riduce tuttavia all'aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati.