Coronavirus, funziona il vaccino nato tra Oxford e Pomezia

Coronavirus, funziona il vaccino nato tra Oxford e Pomezia

L'autorevole rivista scientifica Lancet ha comunicato che il vaccino ChAdOx1 sviluppato dallo Jenner Institute della Oxford University "ha indotto una forte risposta immunitaria e anticorpale fino al 56/mo giorno della sperimentazione in corso".

Il Regno Unito ha annunciato oggi di essersi garantito l'accesso a 90 milioni di dosi di due possibili vaccini contro il Covid-19, sviluppati dalla partnership tra la tedesca BioNTech e la statunitense Pfizer, nonché dal gruppo francese Valneva.

Risultati molto promettenti, dunque, anche se ancora preliminari.

A un sottogruppo di 10 partecipanti è stata somministrata una seconda dose del vaccino, che ha determinato risposte "addirittura maggiori". Dai laboratori, dove si conducono le ricerche, arriva comunque l'invito alla cautela perchè occorrono altre fasi di verifica per la valutazione della formula di protezione dal contagio.

Il vaccino si basa sulla tecnica del "vettore virale", ossia l'utilizzo di un virus simile a quello che si vuole prevenire ma non aggressivo, a cui si "incollano" le informazioni genetiche che si spera facciano scattare la risposta immunitaria dell'organismo. Se la speranza è arrivare a concludere gli studi di sicurezza ed efficacia per fine 2020, il vaccino non potrà essere disponibile su larga scala prima dell'anno prossimo, spiegano gli esperti.

Su Twitter, il premier britannico Boris Johnson ha definito "molto positive" le notizie relative ai test sul vaccino di Oxford. L'Italia, con Germania, Francia e Olanda, è nel gruppo di testa per questa sperimentazione. Tuttavia, non è ancora certo quale di questi vaccini sperimentali possa funzionare.

"Ora abbiamo oltre 20 candidati in studi clinici".