Bosnia ed Erzegovina, 25 anni fa il genocidio di Srebrenica

Bosnia ed Erzegovina, 25 anni fa il genocidio di Srebrenica

Commemorare Srebrenica è un imperativo morale per chi sostiene la pace e il rispetto dei diritti umani. Sono passati 25 anni, Mladic e il presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina Radovan Karadic sono stati condannati dai tribunali internazionali all'ergastolo.

Potocari - Era l'11 luglio 1995 quando le truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladic sono entrate nella città di Srebrenica. "Oggi ci raccogliamo intorno al dolore e alla sofferenza di tutti i coloro che sono stati vittime di questo massacro e alle loro famiglie, è un atto non solo di ricordo ma una promessa che dobbiamo fare e che dobbiamo cercare di mantenere viva", ha concluso Sassoli.

Srebrenica. I giorni della vergogna di Luca Leone (Infinito edizioni, 176 pp., € 12,00, prefazione di Carla Del Ponte, introduzione di Francesco De Filippo, presentazione di Enisa Bukvić) è il libro di un attivista su questa "pagina nera pagina nera e dolorosa della storia europea", come scrive l'editore, su una vicenda sulla quale "oggi c'è ancora chi nega, sapendo di mentire" oppure c'è chi ridimensiona l'orrore.

Alla cerimonia però ha partecipato un numero ridotto di persone rispetto agli scorsi anni per via delle norme di sicurezza dovute all'emergenza Covid-19.

Ottomila uomini e ragazzi musulmani furono uccisi e gettati nelle fosse comuni, il genocidio più grave dopo la fine della Seconda guerra mondiale in Europa. Immaginare migliaia e migliaia di uomini armati che perlustrano i boschi in cerca della loro preda e chiedersi: "Perché?"

Non lontano dal Tribunale dell'Aja che li ha condannati entrambi all'ergastolo. L'ex generale serbo bosniaco è stato giudicato responsabile, tra l'altro, di genocidio, persecuzione per motivi etnici e religiosi ai danni di musulmani bosniaci e croato bosniaci, sterminio, deportazione, omicidio, terrore, attacchi illegali contro i civili e cattura di ostaggi.

Ogni anno si lavora per riesumare i resti sparsi tra più fosse comuni della Bosnia orientale, dove si concentravano le zone protette dell'ONU, che 25 anni fa decise di abbandonare l'enclave di Srebrenica al suo destino. "Ciò che segue è la mia storia, la storia di un ragazzo di paese che è sopravvissuto al Genocidio di Srebrenica". L'Ue è al loro fianco nel processo di adesione all'Ue affinché "sia un processo di pace e riconciliazione, indispensabile per la stabilità e la prosperità": "Lavorate in questa direzione, guarite le ferite", ha concluso Varhely, rivolgendosi idealmente agli abitanti della regione. Il croato Walter Flego (Renew europe) invece ha deplorato il fatto che il Parlamento non si sia espresso con una risoluzione di condanna in questo particolare anniversario, incoraggiando l'Europa a impegnarsi perché nessuno perda più la vita perché "diverso". I processi per crimini di diritto internazionale nei tribunali della Bosnia ed Erzegovina sono molto lenti e condizionati da fattori esterni, tra cui l'assenza di programmi di protezione per i sopravvissuti e i testimoni.