Iss avverte: in Italia ancora focolai attivi

Iss avverte: in Italia ancora focolai attivi

Secondo l'ultimo aggiornamento, nel Belpaese si viaggia da un Rt pari a zero in Basilicata a quello della Lombardia, la regione più colpita dai contagi nei mesi clou dell'emergenza, che ha al momento il valore più alto: un Rt pari a 0,91, in lieve risalita (nella precedente rilevazione era a 0,75) ma comunque sotto la soglia di 1, ritenuta importante dagli esperti.

La cattiva è che la Lombardia è passata da passata dallo 0,53 del 12 maggio, allo 0,75 del 26 maggio allo 0,91 del 3 giugno. E' quanto emerge dal monitoraggio effettuato dal Ministero della Salute e dall'Istituto superiore della Sanità sugli indicatori per la cosiddetta Fase 2 relativi alla settimana tra il 25 e il 31 maggio. Riguardo ai focolai ancora attivi in quasi tutta la penisola, si riscontrano "in gran parte per l'intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti". Inoltre i dati inviati dalle Regioni a Roma per il monitoraggio sono migliori, più dettagliati.

In Italia ci sono però ancora focolai attivi e l'epidemia non è finita. Verosimilmente molti casi notificati in questa settimana hanno contratto l'infezione 2-3 settimane prima, cioè durante la prima fase di riapertura tra il 4 e il 18 maggio.

Tuttavia, "persiste, in alcune realtà regionali, un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato, seppur in diminuzione. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-CoV-2 è ancora rilevante", si legge sul report. "Per quanto riguarda la stima dell'Rt, si sottolinea che quando il numero di casi è molto piccolo possono verificarsi temporanee oscillazioni con Rt>1 a causa di piccoli focolai locali, senza che questo rappresenti necessariamente un elemento preoccupante". Ma la situazione epidemiologicamente resta fluida in molte regioni italiane.

Anche in questa fase, in conclusione, è necessario rispettare con rigore le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico.