Twitter censura un tweet di Trump "che esalta la violenza"

Twitter censura un tweet di Trump

Una soluzione che, per i canoni consolidati, farebbe tremare le fondamenta dei media internettiani, imponendo una ristrutturazione profonda delle loro impalcature tecniche. Trump ha poi sottolineato che i "cosiddetti manifestanti avevano poco a che fare con la memoria di George Floyd ed erano lì solo per creare disordini".

La vendetta di Donald Trump si abbatte su Twitter, il suo social media favorito che di colpo si è trasformato in nemico.

Donald Trump conclude la guerra contro i social media firmando un nuovo ordine. "Semplicemente credo fermamente che Facebook non dovrebbe essere il giudice che controlla la veridicità di tutto quello che dice la gente online", ha rivelato.

L'ordine, poi, invita la Ftc a indagare le reti sociali che Trump accusa di pregiudizio contro le idee conservatrici e dispone una revisione della pubblicità fatta da enti federali su piattaforme messe sotto accusa. Nelle regole di utilizzo infatti si legge che Twitter, pur adottando il principio di rimuovere i contenuti che esaltano la violenza, riconosce che un tweet "a volte può rientrare nell'interesse pubblico consentire alle persone di visualizzare i tweet che altrimenti verrebbero eliminati".

Se i dimostranti che per ore si sono scontrati con il Secret Service di fronte alla Casa Bianca fossero riusciti a superare la cancellata "sarebbero stati accolti dai cani più feroci e dalle armi più minacciose che io abbia mai visto". Anzi, Twitter ha anticipato i tempi, accusando sin da subito il presidente di voler ledere i valori democratici statunitensi.

Nel botta e risposta tra Trump e i rappresentanti del social network è intervenuto anche il colosso Facebook che però ha assunto posizioni decisamente più concilianti nei confronti delle posizioni del Presidente, arrivando a criticare indirettamente Twitter per il suo operato degli ultimi mesi.

Una decina di giorni fa Trump aveva lanciato l'ultimatum all'OMS, ma la degenerazione delle relazioni con Pechino devono aver affrettato la decisione. La libertà di parola su internet è comunque un argomento degno di discussione.