Sindrome di Kawasaki, l’allarme: 30 casi in più a Bergamo

Sindrome di Kawasaki, l’allarme: 30 casi in più a Bergamo

In tutta la Francia tra il 1 marzo e l'11 maggio sono stati registrati 125 casi in bambini con un'età media di 8 anni.

Finora si pensava che i bambini fossero i soggetti meno a rischio complicazioni da coronavirus rispetto ai loro genitori e nonni, ma la comparsa di sintomi anomali riconducibili alla sindrome infiammatoria hanno rimescolato le carte in tavola. Nel mondo scientifico sono infatti ancora molti gli interrogativi in merito a un possibile legame tra il coronavirus e la sindrome di Kawasaki nei bambini. È quindi possibile che SARS-CoV-2 il virus che causa COVID-19 stia dando il via a risposte infiammatorie in alcuni bambini. Tutti quanti i bambini sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati in passato. Sebbene questa complicazione rimanga molto rara, il nostro studio fornisce ulteriori prove su come il virus possa causare nei bambini diversi tipi di patologie. "Nonostante la condizione rimanga rara, questo riscontro dovrebbe essere preso in considerazione quando si considera l'allentamento delle misure di allontanamento sociale, come la riapertura delle scuole".

I pediatri del papa giovanni hanno effettuato uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi di Kawasaki dal primo gennaio 2015 al 20 aprile 2020. Prima del marzo 2020 l'ospedale curava un caso di malattia di kawasaki ogni tre mesi. Poi, tra il 18 febbraio ed il 20 aprile, nella stessa città i bambini a cui è stata diagnosticata questa malattia sono diventati dieci. E non ci sono stati più ricoveri, diminuiti anzi di sei volte a marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore.

I bambini che presentavano sintomi dopo il marzo 2020 avevano in media qualche anno di più (età media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei precedenti cinque anni (età media 3 anni). La metà dei bambini (5/10) presentava segni di sindrome da shock tossico, mentre nessuno dei bambini trattati prima del marzo 2020 aveva questa complicanza. Tanto che ben l'80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).

I medici del nosocomio bergamasco ritengono che questi risultati rappresentino "un reale incremento dell'incidenza della malattia di Kawasaki associata all'epidemia da Sars-Cov-2".

Invita tuttavia ad evitare allarmismi Alberto Villani, membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) e presidente della Società italiana di pediatria, secondo il quale il collegamento alla Malattia di Kawasaki rischia di essere fuorviante: "Una cosa è la Malattia di Kawasaki, che è una sindrome rara studiata da anni e che presenta precise caratteristiche, altra cosa - afferma all'ANSA - è questa sindrome iper infiammatoria acuta che si sta ora osservando e che potrebbe avere un collegamento con il SarsCov2".

Secondo Angelo Mazza, co-autore dello studio e pediatra al Giovanni XXIII, "è importante comprendere le conseguenze del virus nei bambini, in particolare quando i Paesi di tutto il mondo si confrontano con piani per iniziare a ridurre le politiche di allontanamento sociale".