Sindrome di Kawasaki e coronavirus: casi in crescita in America

Lo studio sui bambini italiani colpiti dalla sindrome di Kawasaki, malattia infiammatoria piuttosto rara, è approdato su Lancet, una delle più prestigiose riviste internazionali.

"Nel lavoro pubblicato dai colleghi inglesi su otto casi solo uno era completamente sovrapponibile alla malattia di Kawasaki e anche il lavoro italiano non ha una completa sovrapposizione. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l'infezione da SARS-CoV-2 e questa condizione infiammatoria".

Nel contempo, lo stato sta anche lavorando con il NY Genome Center e la Rockefeller University sullo studio di questa malattia al fine di comprendere se vi sia un effettivo legame tra sindrome di Kawasaki e coronavirus o se si tratti di una patologia completamente diversa. Continua a far discutere la rara e pericolosa sindrome infiammatoria che può colpire le arterie del cuore simile alla Malattia di Kawasaki, che si pensa possa essere collegata al virus SarsCov2. Ma nel report spiegano anche che 8 dei 10 bambini portati in ospedale dopo il 18 febbraio 2020 sono risultati positivi al virus Sars-CoV-2 in un test anticorpale. Mentre sono state infatti 19 le diagnosi in quell'area in 5 anni fino a metà febbraio (cioè meno di 4 l'anno), ci sono stati ben 10 casi tra il 18 febbraio e il 20 aprile. "Nonostante la condizione rimanga rara, questo riscontro dovrebbe essere preso in considerazione quando si considera l'allentamento delle misure di allontanamento sociale, come la riapertura delle scuole". In caso di sintomi come febbre sopra i 38,5 per cinque giorni che non risponde alle terapie, linfonodi del collo ingrossati, gonfiore sul dorso di mani o piedi, macchie sul corpo, labbra e lingua ingrossate, correre dal medico, aveva ammonito il presidente Sip, Alberto Villani. Non è noto cosa la scateni, ma si ritiene che possa essere una reazione immunitaria anormale a un'infezione.

Nel frattempo a Bergamo comincia lo studio su 10 bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki arrivati in ospedale tra il primo marzo e il 20 aprile.

I pediatri del Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno condotto uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi della malattia di Kawasaki dal 1° gennaio al 20 aprile. "L'aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri - prosegue il comunicato - poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell'area". Inoltre rispetto alla casistica dei 5 anni precedenti, i 10 casi sono risultati in media più gravi, con più complicanze a livello cardiaco e anche l'età media dei pazienti è diversa dal consueto. E avevano sintomi più gravi: oltre la metà (60%, 6/10 casi) con complicanze cardiache, rispetto al 10% di quelli trattati prima della pandemia (2/19 casi). L'80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).

I medici del nosocomio bergamasco ritengono che questi risultati rappresentino "un reale incremento dell'incidenza della malattia di Kawasaki associata all'epidemia da Sars-Cov-2". Lo ha affermato stamattina, nell'intervista con Siena News, il direttore della Uoc Pediatria del policlinico Le Scotte Salvatore Grosso.

Angelo Mazza, un altro autore dello studio e pediatra all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha dichiarato: "Nella nostra esperienza, solo una percentuale molto piccola di bambini infetti da SARS-CoV-2 sviluppa sintomi della malattia di Kawasaki".