Scarcerazioni, Bonafede corre ai ripari: stretta sui boss e killer

Scarcerazioni, Bonafede corre ai ripari: stretta sui boss e killer

Ecco le parole del Ministro Bonafede: "Nessuno può pensare di approfittare dell'emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus per uscire dal carcere". Un impegno che continuiamo a portare avanti, in onore della memoria di chi su questo terreno ha perso la vita e i propri affetti, nonché per il futuro dei nostri figli. C'è una nuova norma che mette ordine alla situazione. In un momento cosi' straordinario si stava andando avanti con vecchi strumenti.

Immaginiamoci se l'epidemia e la conseguente scarcerazione dei boss fosse avvenuta con Berlusconi a Palazzo Chigi e magari con Alfano Guardasigilli: sarebbero sicuramente saltati in aria sigilli, governo e banco nel frastuono assordante di una grancassa mediatica che avrebbe scatenato un autentico inferno giudiziario con una pioggia di gravissime ipotesi di reato, dal concorso esterno in associazione mafiosa fino all'attentato a corpo dello Stato. Prima valutazione del tribunale di sorveglianza dopo quindici giorni dal provvedimento di scarcerazione legato al Coronavirus.

Dopo una prima valutazione del tribunale di sorveglianza a 15 giorni dalla scarcerazione, ascoltato il parere della Procuratore distrettuale antimafia e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo verificherà, con cadenza mensile, se persistono le condizioni valide per la scarcerazione.

La norma si applica anche ai provvedimenti già adottati e prevede, inoltre, "al fine di consentire il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie idonee a prevenire il rischio di diffusione del Covid-19, negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni, a decorrere dal 19 maggio e sino al 30 giugno 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati, possono essere svolti a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l'amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica".

Ma la stretta sui permessi non finisce qui.

Perché, secondo il Decreto, il magistrato deve sentire l'autorità sanitaria regionale per fare il punto sulla situazione sanitaria locale e acquisire anche dal Dap l'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il detenuto ai domiciliari può riprendere a scontare regolarmente la pena.

Infine, nell'articolo 3, nel caso di arresti domiciliari, il pm dovrà verificare mensilmente la permanenza dei motivi che ne hanno permesso la concessione.