Recovery Fund, i rigoristi rilanciano: "Aiuti una tantum solo con le riforme"

Recovery Fund, i rigoristi rilanciano:

Olanda e Austria in testa nel ribadire il no al debito comune.

Un Recovery Fund basato su "un approccio prestiti per prestiti" e di natura "temporanea, una tantum" con due anni di durata.

A chiederlo sono i Paesi 'frugali', in una bozza che dettaglia quanto anticipato pochi giorni fa dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz riguardo al prossimo Quadro finanziario pluriennale Ue 2021-2027. Ecco il contro-piano per il Recovery Fund di Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, sintetizzato in un documento di una pagina e mezza che "La Stampa" ha potuto visionare in anteprima.

"Non possiamo essere d'accordo con strumenti o misure che portino a una mutualizzazione del debito o ad aumenti significativi del bilancio dell'Ue". Lo scrive su twitter il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola.

Si tratta dunque di un chiaro no alla proposta franco-tedesca di Angela Merkel ed Emmanuel Macron di lanciare il Recovery Fund europeo con 500 miliardi di sussidi a fondo perduto per i Paesi più colpiti dal Covid. Il documento dei paesi 'frugali' è difensivo e inadatto. La Commissione Ue presenterà il 27 maggio il suo Recovery Instrument, che ha elaborato su mandato del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo.

Si viaggia ancora su binari opposti. Mentre Francia e Germania hanno aperto a 500 miliardi di trasferimenti, i Frugali citano solo "prestiti", in linea con le posizioni che hanno espresso più volte.

Inoltre, i "Frugal Four" insistono sul fatto che, nonostante la Brexit, debbano essere mantenuti gli "sconti" alle contribuzioni degli Stati membri più ricchi al bilancio Ue, che erano stati decisi in passato per controbilanciare il "rebate" britannico che aveva ottenuto nel 1984 l'allora premier britannica Margaret Thatcher. Poi i quattro insistono quindi sulla necessità di "riforme" che permettano agli Stati membri di essere "meglio preparati per la prossima crisi" e fissano altri paletti per il Fondo d'emergenza. Le spese relative al Covid-19 potranno essere coperte dagli Stati membri attraverso "risparmi nel quadro finanziario pluriennale Ue, riprogrammando" le risorse "nelle aree che hanno meno probabilità di contribuire alla ripresa" economica.

Il prestito dovrà essere utilizzato per finanziare "ricerca e innovazione", "maggiore resilienza al settore sanitario" e avviare la rivoluzione "verde" e "digitale", focus anche del Green Deal di Ursula von der Leyen.

"Il nostro obiettivo è fornire finanziamenti temporanei attraverso il quadro finanziario pluriennale e offrire prestiti favorevoli a chi è stato più gravemente colpito dalla crisi", si legge nel documento di Austria, Olanda, Danimarca e Svezia.