Coronavirus, la Regione accelera sui test sierologici per aziende e cittadini

Coronavirus, la Regione accelera sui test sierologici per aziende e cittadini

"Sarà consentita l'attività anche per i laboratori privati". Questo è quanto spiega la Regione in una nota stampa. A quel punto è necessario sottoporre la persona al tampone per ottenere un quadro attendibile, ed è questo che deve aver indotto finora alla cautela la Regione, temendo un ulteriore incremento delle richieste di tampone, rischiando di intasare un servizio che mostra molte falle e defaillance. Dopo il piccolo paese della Val Lemme, anche altri Comuni si erano mossi nella stesa direzione: Serravalle Scrivia, Voltaggio, Mornese, solo per citarne alcuni.

La Regione ha definito un protocollo con le prescrizioni per l'esecuzione dei test sierologici nei laboratori privati. Poi ha aggiunto: "Abbiamo chiesto di non estendere il test ai cittadini per non creare false aspettative o problemi".

In caso di positività (sia per IgM, che per IgG, che per IgM+IgG), si deve invitare il soggetto a rientrare al proprio domicilio e quindi a mantenere l'isolamento, anche dai propri familiari, mentre il laboratorio che ha effettuato il test sierologico deve immediatamente segnalare il caso positivo al Servizio di Igiene e sanità Pubblica competente per i provvedimenti del caso; la tracciabilità della prestazione deve essere garantita anche per i test sierologici rapidi in immuno-cromatografia.

Secondo indiscrezioni riportate da Repubblica e da Il giornale di Brescia, la giunta del governatore Attilio Fontana si prepara a firmare una nuova delibera con quella che di fatto sarebbe un'inversione a U. Non solo con l'apertura ai privati: la nuova linea dell'amministrazione regionale è quella di mettere in quarantena obbligatoria chi risulterà positivo al test ematico. Però manca ancora un intervento della Regione per evitare speculazioni e fissare regole certe per aziende e cittadini. L'esito del test, sia positivo che negativo, deve essere comunicato all'azienda sanitaria, tramite inserimento nei sistemi informatici regionali di biosorveglianza. Serve una chiara organizzazione - conclude Frediani - che, ad oggi, non c'è. La Fase2 prosegue sulla stessa linea della Fase1: "confusione e inadeguatezza".