Coronavirus: il vaccino funziona, l'esito dei primi test è positivo

Coronavirus: il vaccino funziona, l'esito dei primi test è positivo

Una vera e proprio corsa contro il tempo è in atto nei laboratori di tutto il mondo per creare un vaccino contro la pandemia di Coronavirus che ha colpito l'intera popolazione mondiale dall'inizio di quest'anno.

La società americana Moderna ha annunciato che hanno dato esito positivo i primi test relativi alla sperimentazione sull'uomo del vaccino contro il Coronavirus.

Dagli Stati Uniti arrivano altre buone notizie per quel che riguarda la sperimentazione del vaccino per il Covid-19.

Al momento non sono stati dati dettagli circa le dimensioni o la durata del grande studio che inizierà a luglio, che sarà cruciale per stabilire se il vaccino è sicuro ed efficace. Ai partecipanti è stato assegnato uno dei tre livelli di dosaggio: 25 microgrammi, 100 microgrammi e 250 microgrammi. Due settimane dopo la somministrazione della seconda dose sono stati esaminati i campioni di sangue dei soggetti testati. Otto sono stati i pazienti a cui, seguiti per un mese e mezzo. Negli ultimi giorni, un team dell'Università di Oxford ha pubblicato i risultati dei test di sicurezza di un vaccino anti COVID basato su un adenovirus e sperimentato per ora sui macachi. La società è una delle otto che, in base alla lista dell'Oms, hanno già cominciato i test sull'uomo, preceduta solo dalla cinese CanSino Biological entrata già nella "fase 2". È quindi un vaccino sintetico, che non utilizza il virus ma l'informazione contenuta nelle mappa genetiche finora pubblicate sulle banche dati GenBank e Gisaid, entrambe liberamente accessibili alla comunità scientifica. Altre conseguenze collaterali si sono verificate con dosi di 250 µg, ma - stando a quanto dichiarato da Moderna - nessuna sarebbe di particolarmente grave. Si tratta di adenovirus, virus che normalmente provocano malattie simili al raffreddore e modificati per impedirne la replicazione nell'uomo, che una volta iniettati si comportano come vettori passivi di una proteina del Coronavirus (la proteina Spike, quella che permette al virus di "agganciare" le cellule umane per riprodursi) e stimolare così la produzione di anticorpi specifici da parte del vaccinato. Che ha poi aggiunto: "Eccitante è stato il fatto di trovare anticorpi in quantità sufficienti" per prevenire la malattia nei volontari.