L'OMS si affida ai videogames: "Incoraggiamo tutti a #PlayApartTogether"

L'OMS si affida ai videogames:

È proprio questo, infatti, l'hastag lanciato in comune con le maggiori aziende videoludiche mondiali che si traduce in #PlayApartTogether (giocare insieme distanti).

La nostra capacità di reazione a nuove possibili pandemie, in futuro dipenderà, quindi, da quanto si sarà investito e dalle "situazioni" di risposta che saremo stati in grado di pensare e realizzare, dallo sviluppo del progresso scientifico e della ricercar che avremo pianificato e costruito. "Il fatto che non tutti questi abbiano maschere è orribile" ha detto ancora.

Addirittura, nel video, l'Oms parla di alcuni effetti collaterali nell'utilizzo di mascherine da parte delle persone che non hanno sintomi.

Il ministero degli Esteri taiwanese si è lamentato che, nonostante i contatti con l'Oms, i dati che le autorità sanitarie taiwanesi forniscono all'organizzazione non sono condivisi con gli altri Stati.

Moltissimi di voi ricorderanno sicuramente il famoso episodio in cui l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità, metteva in cattiva luce i videogiochi classificando ufficialmente la dipendenza da essi come disordine mentale. "Io avrei chiuso nel momento in cui l'allarme in Cina si è esteso con quei numeri e quelle dimensioni: si tratta di un virus molto aggressivo che non conosce confini, era inevitabile che arrivasse in Italia e in Europa".

E così nel frattempo mascherine di ogni tipo sono spuntate ovunque. Così ha incaricato un gruppo formato da medici, funzionari pubblici e associazioni civiche di creare le linee guida per un nuovo vivere la socialità. "Molte sono le persone che avevano dichiarato di voler contribuire alla lotta contro il Coronavirus e ora possono farlo". Ci si può contagiare anche attraverso fomiti (la fonte di trasmissione del virus è il contatto con oggetti contaminati come possono essere aghi infetti, asciugamani, vestiti che, passando dal soggetto infetto a quello sano, possono causare l'infezione) presenti attorno all'individuo malato. Chi ne ha la certezza?