Coronavirus, sindacati a Conte: "Sospendere attività non essenziali"

Coronavirus, sindacati a Conte:

Lo scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo nella lettera al premier Giuseppe Conte chiedendo di riaprire il confronto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ci sono settori assolutamente non "essenziali" come i call center: domenica a Roma è morto un ragazzo di 34 anni.

LA 'DIFESA' DI CONFINDUSTRIA - Intervenuto invece su Radio Capital durante la trasmissione 'Circo Massimo', il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva criticato l'ipotesi di uno sciopero generale: "Lo sciopero generale?" La protesta è così generalizzata e si scaglia contro la decisione di inserire nell'elenco delle attività essenziali anche alcune che - secondo i sindacati - non lo sono. Si tratta di un fatto gravissimo perché senza un regolare tampone eseguito dal Servizio di Prevenzione e Protezione i nostri sanitari non hanno la possibilità di aprire la pratica INAIL per il riconoscimento dell'infortunio. La pubblicazione dell'elenco di ottanta attività che potranno restare attive anche dopo il 25 marzo non deve diventare un alibi per mettere a rischio la salute delle lavoratrici e dei lavoratori": "Gianluca Zilocchi, Marina Molinari e Francesco Bighi per Cgil, Cisl e Uil annunciano la mobilitazione anche nel territorio piacentino. Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, che hanno partecipato stamane a una riunione in videoconferenza, hanno sollecitato una mappatura delle attività aperte e il controllo a tappeto per verificare se le norme sono rispettate, in modo da far scattare la fermata immediato in caso di violazioni. Anche Cisl e Uil, a quanto pare, concordano.

"Il primo sciopero è stato indetto in Lombardia dai sindacati Fim, Fiom e Uilm per mercoledì 25 marzo: ci saranno "8 ore di sciopero per turno o giornata lavorativa" per tutte le lavoratrici e lavoratori del settore metalmeccanico", tranne i lavoratori impegnati in produzioni strettamente collegate all'attività ospedaliera e sanitaria, alle produzioni di macchinari-attrezzature-manutenzioni per le strutture ospedaliere e alle disposizioni di legge. "Non è forse evidente- continua- che l'estensione dei contagi e del numero delle vittime si registra proprio nelle zone dove è più forte l'insediamento produttivo e dove, vista la cinica ostinazione dei datori di lavoro, migliaia di lavoratori sono costretti a trasmettersi il virus e in alta percentuale ad ammalarsi? Onestamente non capisco a capire su cosa".

BOCCIA. Ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia afferma di non capire le ragioni dell'agitazione e avverte: "Con questo decreto si pone una questione che dall'emergenza economica ci fa entrare nell'economia di guerra, perderemo 100 miliardi al mese".

"Vanno chiuse tutte le attività che non sono necessarie".