Coronavirus, Paolo Maldini: "Non è una normale influenza. Voglio dirvi tutto"

Coronavirus, Paolo Maldini:

Sui social Paolo Maldini ha rassicurato tutti sulle condizioni sue e di suo figlio Daniel positivi al Covid-19: "Stiamo bene, lo debelleremo in una settimana", ha detto l'ex capitano del Milan che ha anche rivolto il suo più grande ringraziamento a "tutti quei dottori, gli infermieri, operatori sanitari, protezione civile, forze dell'ordine che stanno affrontando quest'emergenza con il massimo della professionalità e con un coraggio enorme". L'ex calciatore e direttore tecnico del Milan racconta la sua esperienza, parlando di come il suo corpo ha cercato di combattere questo virus sconosciuto, che continua a mietere vittime. "Guardi, io conosco il mio corpo". Alcune, come la Sampdoria, sono più colpite. "Ma non è una normale influenza", ha spiegato. Quando al figlio Daniel "anche lui vive con noi, anche lui ha dolori e febbre". L'uomo ha raccontato quali sono i sintomi della malattia: "I dolori sono particolarmente forti". "E' un virus nuovo". Ho ancora un po' di tosse secca, ho perso gusto e olfatto. "Ci sono molte tensioni in una finale". Sua moglie infatti aveva avuto una brutta influenza, molto forte ed è stata tre settimane a letto. Come ho fatto il tampone?Alla fine sono venuti i medici della Asl, con guanti e mascherine.

PAURA: "Sapevo già di avere il virus. Ma siamo convinti che pure loro abbiano preso il virus, e ne siano già usciti". Sentivo che non era un' influenza come le altre; e poi per l'influenza avevo fatto il vaccino. Ma sono convinto che le persone sensibili siano la maggioranza. A me è andata meglio. Mi sono curato solo con la tachipirina. E' confinato da diciotto giorni con la sua famiglia. Da 18 giorni Paolo Maldini è in famiglia: "Riuscire a isolarsi del tutto è molto difficile". Ognuno dorme nella sua camera, ma pranzo e cena li facciamo tutti insieme. Già giocare a porte chiuse è una violenza, per i tifosi e per i calciatori. Secondo il dt rossonero, però, "un finale di campionato ci deve essere e ci sarà". Quando non possiamo dirlo ora. Nel calcio è impossibile non soltanto giocare, ma pure allenarsi senza contatto. "Sono positivi alcuni tra i giocatori più rappresentativi della Juve". E poi è giusto mettere tutte le squadre sullo stesso piano.

E' anche importantissimo che durante gli spostamenti necessari si prendano precauzioni straordinarie, come quelle di rimanere almeno a due metri di distanza da chiunque altro si incontri, di non dare la mano, non baciarsi e non abbracciarsi. "I calciatori contagiati devono avere il tempo di riprendersi".