Coronavirus, l'Oms teme per l'Africa: 'Devono reagire', Lampedusa teme altri sbarchi

Coronavirus, l'Oms teme per l'Africa: 'Devono reagire', Lampedusa teme altri sbarchi

Questo il Tweet con il quale il presidente dell'Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, invita i governi nazionali ad impiegare massicciamente i test come strumento principale di prevenzione.

"Il modo più efficace - ha spiegato - per prevenire le infezioni e salvare vite umane è rompere le catene della trasmissione". Per farlo, bisogna fare i test e isolare le persone contagiate. "Non si può combattere un fuoco con gli occhi bendati, e non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi è infetto". Un messaggio importante ma che stona che le difficoltà, anche alle nostre latitudini, di ottenere un test per verificare la propria positività. E' la combinazione che fa la differenza. Rispetto a quanto sta accadendo nel resto dell'Europa, Guerra ha sottolineato: "L'Oms guarda cosa accade in Italia perché anche in altri Paesi, dopo una iniziale negazione, il problema si sta manifestando in tutta la sua interezza e sono stati presi provvedimenti che ricalcano quelli italiani", sottolineando che l'epidemia negli altri Stati "segue di 5-8 giorni quanto accaduto in Italia".

Dopo aver dichiarato la pandemia da Coronavirus, l'OMS ieri pomeriggio ha tenuto il classico punto stampa quotidiano, in cui ha svelato le ultime scoperte su ciò che è stato scoperto sul nuovo virus che sta allarmando il mondo. Ma abbiamo anche visto bambini morire. "Come continuo a dire, tutti i paesi devono adottare un approccio globale" ha affermato Tedros, secondo cui "non abbiamo visto un'escalation urgente nei test, nell'isolamento e nel tracciamento dei contatti". E non solo: "mentre il virus si trasferisce in paesi a basso reddito, siamo profondamente preoccupati per l'impatto che potrebbe avere tra le popolazioni con alta prevalenza di HIV o tra i bambini malnutriti".

Ribadiamolo ancora una volta: lavarsi le mani aiuterà a ridurre il rischio di infezione, ma è anche un atto di grande solidarietà.