Ayrton Senna, campione indimenticabile, oggi avrebbe compiuto 60 anni

Lo stesso Senna non sapeva spiegarselo e, profondamente credente, descriveva quel giro come un'esperienza mistica, un incontro con Dio più che come un giro perfetto a bordo di un'auto di Formula 1: "Ho sempre avuto un contatto speciale con Dio". Classe e talento non si discutono e, dopo un oltre un quarto di secolo dalla sua scomparsa, ancora oggi è uno dei campioni più amati della Formula 1 e del Motorsport. Per il brasiliano sembra che il tempo non passi, perché ciò che è stato resta immutato. Se nel 1988 la rivalità stava esplodendo gradualmente, nel 1999 la situazione divenne incontrollabile tra i due.

Le stagioni successive saranno ricche di battaglie con Prost sia in pista che fuori dal tracciato dove Prost esercitava un grande gioco psicologico sul brasiliano.

Ayrton Senna, che era pilota ufficiale Lotus, riuscì a dimostrare che poteva anche andare veloce anche al volante di un'auto da rally. "È stato il giorno più bello della mia vita da quando mi sono trasferito in Inghilterra", aveva aggiunto Ayrton, visibilmente eccitato. Senna, al contrario, comincia a vivere anni difficili.

Alla Honda è bastato posizionare delle potentissime casse, capaci di riprodurre perfettamente il rombo di un motore F1, disegnare la traiettoria con una striscia di led che si illuminano come se in quel punto stesse passando una vera vettura, ed il gioco è fatto.

Probabilmente non ci sarà nessun pilota che sarà anche solo per un'instante paragonabile ad Ayrton. I due vincono 15 delle 16 gare in programma e Senna diventa campione del mondo, soffiando il titolo al compagno. Una corsa condotta resistendo per tutta la corsa agli attacchi di Mansell, senza mai commettere il minimo sbaglio. Nel corso del primo giro, Senna sorpassa Schumacher, Hill e Prost nel giro di poche curve su un asfalto bagnato e scivoloso.

L'ultima vittoria di Ayrton Senna coincise con l'ultima gara del 1993.

Di sicuro Senna è l'idolo del pilota Ferrari, come raccontato dallo stesso monegasco a Sky Sport alla vigilia del GP di Montecarlo del 2019: "Papà era un gran fan di Senna e tutto quello che mi ha raccontato me l'ha trasmesso Non direi mai che ho qualcosa di Senna, sarebbe arrogante".

La brutalità mostrata in pista, una volta abbassata la visiera del casco, si scontrava con il suo viso d'angelo e lo sguardo estremamente comunicativo, ma schivo e a tratti malinconico. E' stato un giorno triste, per molti la consapevolezza che l'ultima scena della Formula 1 romantica e selvaggia, quella vissuta tra gli anni '80 e l'alba dei '90, sarebbe finita. A soli 17 anni si aggiudica il campionato sudamericano di go-kart. Il suo ultimo Gran Premio termina alla curva del tamburello a San Marino, per lui non ci sono state speranze. La sua fede nel Signore ma anche la sfrontatezza nel sfidare la morte. Avrebbe vinto altri mondiali contro uno Schumacher lanciato verso il successo? Perché secondo me, il mito non può nascere soltanto grazie a una collezione di infiniti numeri, ma sono le imprese che riesce a fare e il carattere che dimostra nel compierle, a determinare la nascita del mito. Il suo amore per questo sport resterà sempre inspiegabile, come resterà inspiegabile la sua magia nel riuscire a far appassionare persone di tutte le età, alla sua incredibile storia.