Virus Cina: TheFork, prenotazioni online ristoranti cinesi -43%

Virus Cina: TheFork, prenotazioni online ristoranti cinesi -43%

A partire dal 20 gennaio l'attenzione della popolazione italiana verso il "Coronavirus" è cresciuta a dismisura, anche su Google Trends il termine stesso ha subito un'impennata nelle ricerche, arrivando al massimo mai registrato nella settimana del 27 gennaio. La famiglia che da anni lo gestisce ha comunicato sui social la decisione di chiudere i battenti a seguito del drastico calo della clientela con il diffondersi della psicosi per il Coronavirus.

Il post di Sushi Feng di Brindisi si conclude con una nota malinconica e quasi un invito alla solidarietà: "Capiamo il momento delicato che stiamo vivendo, noi siamo spaventati tanto quanto voi, forse anche un po' di più". Nella giornata di venerdì l'assessore al commercio Cristina Tajani ha pranzato in un ristorante cinese di via Sarpi insieme al rappresentante della comunità cinese Francesco Wu e al segretario generale di Confcommercio Milano Marco Barbieri. Il loro obiettivo era uno solo: dire "Stop" alle fake news sulla diffusione del temutissimo virus. La piattaforma TheFork, invece, ha annunciato "un'azione eccezionale di comunicazione per promuovere i ristoranti asiatici". Dati che non sono affatto in linea con i trend usuali.

Dopo una lunga e dolorosa riflessione sul quello che sta succedendo nel mondo e sopratutto in Italia. "Ma ora fatichiamo a occupare una cinquantina di posti, mentre prima dell'emergenza coronavirus era sempre pieno di italiani e nel weekend si faceva persino la fila fuori dal ristorante", riferisce all'AdnKronos la ristoratrice Zhou Fen-Xia, che preferisce farsi chiamare con il nome italiano di Sonia, come tutti qui la conoscono. Dal 02 febbraio 2020 giorno in cui avremmo dovuto festeggiare il capodanno cinese nella Chinatown milanese abbiamo deciso di chiudere fino a data da definirsi.

Cinquanta persone licenziate e un calo d'affari del trenta per cento, in 15 giorni. Inoltre, "attualmente non abbiamo evidenze che il coronavirus si trasmetta attraverso il cibo o per via alimentare o anche da oggetti inanimati come giocattoli, vestiari o altri tipologia di materiale".