Ricercatrici Coronavirus: le vorrebbero fragili, sono in cima al mondo

Ricercatrici Coronavirus: le vorrebbero fragili, sono in cima al mondo

La notizia è subito rimbalzata ovunque attraverso una risonanza mediatica che ha portato alla conoscenza non solo della dottoressa capo, ma anche delle altre due ricercatrici che hanno dato il via ad una svolta fondamentale nello sviluppo di terapie e possibili vaccini: Francesca Colavita e Concetta Castilletti. "Orgogliosi del nostro Servizio Sanitario Nazionale, tra i migliori a livello mondiale". "Tre storie, tre donne che sono un esempio dell'Italia che vogliamo!" ha twittato anche il presidente della Regione Lazio e segretario del Pd, Nicola Zingaretti. In questo modo le tre giovani donne sono riuscite a guadagnarsi la stima da parte della popolazione mondiale. L'Italia è il primo Paese in Europa ad aver isolato il codice genetico del virus e la scoperta sarà condivisa con la comunità internazionale per accelerare nel Mondo la strada per il trattamento e la cura.

Frutto del lavoro di squadra, della competenza e della passione dei virologi di questo istituto, da anni in prima linea in tutte le emergenze sanitarie nel nostro Paese.

Francesca Colavita ha un "Incarico di co.co.co. per l'espletamento di attività di ricerca nell'ambito del Progetto FILAS-RU-2014-1154" per un compenso di 16726 euro (lordi, si presume...). Come spiega lo stesso direttore dell'Istituto, portare avanti l'Istituto con queste risorse diventa difficile: "Viviamo grazie all'ampia rete di rapporti e finanziamenti europei costruita negli ultimi vent'anni" ha poi spiegato Ippolito. "Se ci trasferissimo domani in Germania, riceveremmo risorse pubbliche quattro volte più grandi" conclude, poi, il direttore dell'istituto di via Portuense. Una precaria, ma con tanta esperienza. La più giovane, invece, si chiama Francesca Colavita ha 30 anni ed anche lei si è trovata a fronteggiare quella che fu l'emergenza ebola. Al suo fianco c'è Concetta Castilletti: 56enne di Ragusa, è responsabile della Unità dei virus emergenti, specializzata in microbiologia e virologia. La donna di 67 anni, di Procida, dirige il laboratorio di virologia dell'Istituto nazionale per le malattie infettive da oltre vent'anni. Però, alla fine, ce l'abbiamo fatta. "Sempre quando si scoprono dei virus nuovi il materiale di partenza cruciale è il virus, perché averlo a disposizione significa avere uno strumento per perfezionare la diagnosi e mettere in piedi test sierologici che ancora non ci sono e che significano la ricerca degli anticorpi, quindi - ha concluso la dottoressa- la risposta delle persone all'infezione, anche in termini di risposta neutralizzante, ovverosia protettiva, capace di inattivare il virus".