Italia in allarme: l’arresto di Patrick Zaky riporta all’assassinio di Giunio Regeni

Italia in allarme: l’arresto di Patrick Zaky riporta all’assassinio di Giunio Regeni

Il portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna, Peter Stano, ha spiegato che l'Italia ha richiamato l'attenzione dell'Unione europea sul caso di Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna e attivista per i diritti umani che sarebbe stato picchiato e torturato con cavi elettrici dai servizi segreti del Cairo.

"Il messaggio che sembra arrivare dall'Egitto è: 'fatevi gli affari vostri' - osserva il portavoce di Amnesty International - Noi invece crediamo che il tema riguardi direttamente il nostro Paese, perché Zaki non è un fuggiasco che è scappato in Italia di nascosto, ma è uno studente che ha vinto un master molto selettivo, si è applicato con profitto, al punto che tutti lo descrivono come uno studente impegnato e intelligente". In questo caso quel momento lunghissimo di sparizione dovrebbe essere coinciso con l'arrivo di Zaki all'aeroporto del Cairo proveniente dall'Italia. "È evidente che in quell'aeroporto c'è un luogo nel quale le persone vengono trattenute senza contatti con il mondo esterno". Sabato mattina è comparso davanti alla procura di Mansoura per un nuovo interrogatorio: il giovane ha potuto vedere un avvocato, ma non la sua famiglia.

Su Zaki pendeva un mandato d'arresto da settembre 2019, ma il ragazzo a quanto pare ne era totalmente ignaro. Riferendosi a "informazioni pubblicate su qualche sito sospetto delle reti sociali", il dicastero ha smentito che Patrick sia italiano e ha affermato che ha "la nazionalità egiziana".

Di fronte al clamore sollevato in Italia dalla notizia dell'arresto dello studente, il Ministero dell'Interno egiziano ha già risposto. "È una risposta un po' truce e anche molto preoccupante".

A dare voce al caso di presunta repressione contro un attivista ci sta pensando Amnesty Italia ed Egyptian Initiative for Personal Rights. "Sono attività - aggiunge Noury - del tutto lecite secondo il diritto internazionale". La sua pagina Facebook era oggetto delle attenzioni investigative perché conteneva dei post critici verso Al Sisi.

"Amnesty non è in grado di confermare se Patrick sia stato sottoposto a forme di tortura - precisa Noury - però considerando che in Egitto la tortura è la regola e non l'eccezione, è plausibile che sia stato sottoposto a pestaggi e scariche elettriche, come avrebbe riferito lui stesso ai suoi avvocati". "Speriamo che Patrick possa tornare al più presto a Bologna per riprendere gli studi del secondo semestre e proseguire poi il suo percorso anche il prossimo anno come aveva previsto".

Ad essere colpiti sono tutti gli oppositori politici, dall'islamismo dei Fratelli Musulmani passando per socialisti e comunisti, ma anche attivisti, giornalisti e ricercatori. George e Giulio rappresentano entrambi una generazione giovane. Nel 2018, il pubblico ministero italiano ha elencato cinque membri della polizia egiziana e dell'agenzia di sicurezza nazionale come sospetti della sua scomparsa. "Patrick, che studia per un diploma post-laurea a Bologna, rientrava in Egitto per un breve soggiorno presso la famiglia quando e' stato preso in custodia dalle forze di sicurezza della National Security Investigations (Nsi) all'aeroporto del Cairo ed e' scomparso per le successive 24 ore".