Il Fisco batte Antonio Cassano

Il Fisco batte Antonio Cassano

Antonio Cassano di sicuro non avrà avuto paura di sbagliare un calcio di rigore, come cantava Francesco De Gregori. "Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia".

Un altro guaio per l'ex nerazzurro Antonio Cassano che ha perso in Cassazione la causa che lo ha visto contrapposto all'Agenzia delle Entrate per alcuni "fringe benefit" di cui aveva goduto ai tempi della Roma.

Opponendosi all'esborso, Cassano aveva fatto ricorso alla Commissione tributaria di Bari che gli aveva dato ragione.

Più nel dettaglio si trattava di 'fringe benefit' (una fattispecie di benefici accessori, ndr) in favore del suo procuratore per prestazioni rese in favore di calciatore. Agli 'ermellini' chiede se sia mai possibile che davanti a tasse non pagate su "componenti del reddito da lavoro dipendente" - terreno d'elezione del drenaggio fiscale - si possano "riconoscere gli elementi di oggettiva incertezza legittimanti l'esenzione dalle sanzioni amministrative".

Per FantAntonio si tratta del secondo contrasto con il fisco. Ciò perché, secondo la Commissione tributaria, vi erano le condizioni per ritenerli esenti dalle sanzioni amministrative. Da ciò è derivato l'annullamento delle conclusioni cui era approdata nel 2012 la Commissione relativamente alla "parte in cui ha escluso l'applicabilità delle sanzioni". A tutt'oggi la situazione si conferma invariata e Cassano perde la partita contro il Fisco.