Anche una ricercatrice siciliana nel team che ha isolato il virus cinese

Anche una ricercatrice siciliana nel team che ha isolato il virus cinese

Sono in tutto 3 le ricercatrici italiane protagoniste dell'impresa dell'istituto Spallanzani.

"Abbiamo isolato il virus": l'annuncio è arrivato oggi con il ministro della Salute Roberto Speranza che, durante una conferenza stampa all'ospedale Spallanzani di Roma, ha spiegato le novità sul nuovo coronavirus 2019-nCoV che sta spaventando la Cina e il mondo intero. Insieme alla Castilletti ci sono anche la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, 67 anni, originaria di Procida, e Francesca Colavita, da 4 anni al lavoro nel laboratorio dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l'emergenza Ebola. Si tratta di una notizia importante per lo sviluppo delle cure e a parlarne ai microfoni di Fanpage.it è intervenuta una delle dottoresse del team che ha appunto isolato il coronavirus allo Spallanzani. Concetta Castilletti, una delle donne del team interamente al femminile, è ragusana, ha 57 anni, ha studiato all'università di Catania prima di proseguire la sua brillante carriera che l'ha portata a diventare dirigente biologa, responsabile dell'unità operativa Virus emergenti all'istituto Spallanzani. "Sono abituati a questo genere di emergenze a casa mia - ha aggiunto - anche perché io non mi ricordo una vita diversa da questa. E' sempre stato così". E' un lavoro che mi piace moltissimo e non potrei fare altro. Eravamo tutti impegnati, tutta la squadra.

"Abbiamo lavorato per cinque ore al giorno nel laboratorio ad alta protezione, usando tute, mascherine e precauzioni, ci siamo coccolati il virus, perché mica è semplice".

E poi Francesca Colavita, la più giovane del team, 30 anni, molisana, esperta nello studio in studio Ebola.

Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti.

"L'Italia - ha ricordato la virologa Ilaria Capua - lavora a livello di eccellenza anche in network e sono felice per due motivi: il primo è che il nostro Paese è grande fonte di scienza, ma soprattutto perchè finalmente le istituzioni scientifiche hanno messo da parte il loro ego e hanno capito che per lavorare in una emergenza internazionale bisogna condividere i dati e le sequenze, per mettere insieme tutti i pezzi di un puzzle di cui non conosciamo l'immagine di riferimento".