Zingaretti e il nuovo partito. Sì, ma nuovo come?

Zingaretti e il nuovo partito. Sì, ma nuovo come?

Secondo il quale "in questi mesi la domanda di politica è cresciuta, non diminuita". Quel movimento chiede alla politica di rinnovarsi, aprirsi e cambiare e noi vogliamo fare esattamente questo, senza nessuna voglia di metterci il cappello o di pensare ad annessioni. E nella minoranza Pd c'è chi vede nella mossa del segretario proprio il modo per prepararsi a uno sbocco del genere, al voto anticipato, fino a ipotizzare Giuseppe Conte candidato premier del nuovo partito. Qualche anno fa, prima che Renzi si impadronisse del Pd, una come Rosy Bindi minacciava crisi isteriche e scissioni nel caso il Pd si fosse iscritto al gruppo dei socialisti nel Parlamento europeo!

Le parole del Segretario dem fanno presagire, quindi, un tentativo di annessione del movimento delle sardine di Mattia Santori, benché quest'ultimo si sia espresso a sfavore di una conversione partitica, ma aprono anche alla possibilità di riunire sotto un'unica ala anche le frange di LeU, dei sindacati e degli indipendenti di sinistra (si è fatto il nome del sindaco di Milano Giuseppe Sala).

L'annuncio arriva per una serie di buone ragioni.

Mattia Santori, a 'Circo Massimo' su Radio Capital, ha dichiarato a tal proposito: "Zingaretti l'ha detta giusta affermando di offrire un approdo a chi non ce l'ha".

Se Zingaretti riuscirà nell'impresa, sarà un'ottima notizia per la sinistra che potrebbe finalmente riunirsi, finendo per disperdere i consensi dei tanti vari partitini in cui si è frammentata. Ma questo non è un problema che possa essere addebitato al solo Zingaretti, anzi. È dunque fondamentale che l'esecutivo cambi passo sulla crescita. A ciò si somma la miopia dell'Europa.

La destra esiste e in Italia si è manifestata e si manifesta in una forma aggressiva e regressiva come mai conosciuta nella nostra storia. Non è il tempo di distruggere ma di costruire. Ma non dobbiamo essere pigri.

Ricordiamo, senza sminuirne l'importanza, che il mondo non è composto solo di "sardine" ma anche di persone che negli anni hanno conosciuto il disorientamento, l'individualismo, la delusione di veder nascere partiti che hanno dato poco spazio alla partecipazione e sempre ripetuto cliché simili, ovvero, operazioni di maquillage attraverso la rivisitazione di architetture politiche frutto di operazioni tra gruppi dirigenti. È la sintesi dell'operazione che sta tentando il segretario del Pd. Ora non è più così. E Roberto Morassut, che di Bettini è amico e sodale dai tempi delle giunte capitoline di Francesco Rutelli e Walter Veltroni, ha rivelato quello che potrebbe essere il nuovo nome: "I Democratici". Tradotto: "Dobbiamo aprirci alla società e ai movimenti che stanno riempiendo le piazze in queste settimane".