L'ex patron di Rimini Yatch condannato all'ergastolo in Libia rientra in Italia

L'ex patron di Rimini Yatch condannato all'ergastolo in Libia rientra in Italia

L'imprenditore bolognese avrebbe operato nell'organizzazione dall'ottobre 2017 come "Comandante delle forze rivoluzionarie della marina" occupandosi di rifornire l'organizzazione con approvvigionamenti via mare.

Il pm del gruppo antiterrorismo, ha così delegato al Ros le indagini da cui è emerso che l'imbarcazione fermata era (sino al suo trasferimento in Libia ormeggiata presso il porto turistico di Rimini) in origine uno yacht registrato in Italia sotto il nome di "Mephisto" poi ridenominato "El Mukhtar".

L'arrestato, secondo l'accusa degli investigatori, "aveva effettuato analoga operazione in precedenza con un'altra imbarcazione, anche questa proveniente dall'Italia, la 'Leon', ridenominata 'Buka El Areibi'".

Le indagini hanno infatti svelato che Lolli era tra i comandanti di Majlis Shura Thuwar Benghazi, cartello islamista legato all'organizzazione terrorista Ansar Al Sharia, originariamente affiliata ad Al Qaeda. Su altro fronte investigativo, i carabinieri del comando provinciale di Rimini hanno eseguito nei confronti di Lolli ulteriori due provvedimenti restrittivi emessi dal gip di Rimini in relazione ad ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e la fede pubblica, legati a numerose compravendite di imbarcazioni di lusso, nonché di estorsione. Il 54enne, che proprio a Tripoli aveva trovato rifugio nel 2010, dopo il fallimento della società "Rimini-Yacht", è giunto in Italia domenica mattina all'aeroporto di Fiumicino e subito preso in carico dagli uomini dell'Agenzia informazioni e Sicurezza esterna (Aise) e dai carabinieri del Raggruppamento operazioni speciali (Ros). "Tra i clienti di Giulio Lolli vi erano imprenditori e commercianti di altissimo livello e finanche Flavio Carboni (condannato nel marzo 2018 per la questione legata alla loggia massonica P3)". Lolli, quando era stato arrestato a Tripoli due anni fa, era già considerato latitante per la giustizia italiana da 9 anni; da quando cioè il sostituto procuratore Davide Ercolani, lo aveva indagato per associazione per delinquere, truffa, falso e appropriazione indebita.

Ben 86 le imbarcazioni oggetto dell'indagine: tutte con due proprietari, qualcuna con tre, alcune totalmente inesistenti e create ad hoc solo sulla carta, per ottenere i finanziamenti.

A Flavio Carboni lo stesso Lolli faceva utilizzare una lussuosissima Aston Martin acquistata con un contratto di leasing stipulato a San Marino e poi non pagato. Quella di Lolli, braccato dai carabinieri anche in Nord Africa, dove era stato individuato seguendo le mosse di un suo collaboratore che lo teneva in contatto con pizzini e altri sistemi con la madre rimasta a Forlimpopoli, è stata una latitanza da film. Con il Bertram 570 fece rotta su Malta, dove venne rifornito di carburante e viveri quindi, poco prima di essere intercettato dalle Motovedette maltesi - attivate sempre da Rimini, tramite l'Interpol - fece rotta su Tripoli.

Ma mentre era detenuto insieme con prigionieri politici, fu liberato dai ribelli ai quali si unì e con i quali, forse, combattè con un nuovo nome e una nuova religione. E, infine, l'estradizione in Italia.