La morte di Martina: prescrizione per il reato principale

La morte di Martina: prescrizione per il reato principale

Spariscono così tre dei sei anni di reclusione inflitti ad Arezzo agli imputati.

Il processo di primo gradoLa sentenza di primo grado fu pronunciata lo scorso 14 dicembre: la pubblica accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, aveva chiesto una condanna a 7 anni (3 per "morte in conseguenza di altro reato" e 4 per "tentata violenza sessulae di gruppo").

Secondo il pm la giovane sarebbe stata oggetto di un tentativo di stupro, come proverebbe il fatto che i pantaloncini le erano stati sfilati e non furono mai ritrovati, e come proverebbero i graffi al collo di Albertoni. Secondo l'accusa Martina precipitò nel tentativo di fuggire da un loro tentativo di violenza sessuale.

Il processo d'Appello fiorentino che vede imputati due ragazzi aretini e legato alla morte della studentessa genovese Martina Rossi è stato rinviato al 25 settembre 2020 (seconda udienza fissata il 5 ottobre). Poi, sempre secondo il primo verdetto, i due avrebbero nascosto la verità coprendosi a vicenda.

Immeso dolore del padre, che ha dichiarato: "Una decisione pesantissima da digerire non si può prescrivere un omicidio dopo tutto quello che è successo in questi anni".

La versione dell'accusa, invece, favoreggia la tentata violenza sessuale di gruppo e il conseguente decesso della giovane: impaurita dalla situazione, vide il muretto sul balcone che separava la stanza dei due giovani da un'altra accanto e lo considerò una via di fuga. Non fu suicidio come stabilirono velocemente le autorità spagnole.

Non solo, perchè anche i pantaloni e le ciabatte della giovane sono scomparsi nel nulla mentre i suoi occhiali sono stati fatti ritrovare puliti e in ottimo stato - come evidenziato dal giudice.