Bagno di sangue in Iraq, già 400 morti

Bagno di sangue in Iraq, già 400 morti

Dallo scoppio delle proteste ai primi di ottobre a Baghdad e in tutto il sud sciita, il venerdì - giorno della tradizionale preghiera islamica comunitaria - si trasforma puntualmente in una giornata di cortei, manifestazioni e conseguenti scontri con le forze di sicurezza.

Il maggior numero di morti è stato registrato a Nassiriya, con oltre 20 dimostranti uccisi con colpi sparati dall'esercito a Baghdad e a Najaf. E' alquanto improbabile, anche perché i manifestanti, oltre alle dimissioni del primo ministro, hanno iniziato anche a chiedere nuove elezioni.

Il governatore iracheno della regione meridionale di Dhi Qar, con capoluogo Nassiriya, teatro nelle ultime 24 ore di sanguinosi scontri tra forze di sicurezza e manifestanti antigovernativi, ha annunciato intanto le sue dimissioni in dissenso col governo centrale di Baghdad.

I manifestanti, però, dopo aver atteso alcuni giorni e dopo aver giudicato insoddisfacenti le misure che il premier stava mettendo in campo sono tornati in piazza a fine ottobre. Se nel mentre l'Iran ha condannato l'incendio, la rabbia dei cittadini che gridavano "fuori l'Iran" non si è assolutamente spenta. Dopo l'attacco, nella città è stato imposto il coprifuoco.

Sale così a circa 400 vittime la conta complessiva. Secondo Trasparency International l'Iraq è al 12esimo posto per la corruzione su scala mondiale. Secondo gli ultimi dati, una persona su cinque è sotto la soglia di povertà e, secondo la Banca Mondiale, un giovane su quattro non ha un'occupazione.