Autostrade, l'analisi: "Stop concessioni? 7mila posti a rischio"

Autostrade, l'analisi:

Avevamo anticipato il tema ieri in Autostrade: sarà una rivoluzione o un salto nel buio?

Di fatto, una nota che alza la voce nei confronti di Palazzo Chigi dopo che il governo ha deciso di intervenire sulla materia nel Milleproroghe.

Sul versante occupazionale, la revoca per legge, calcolano le stesse fonti, metterebbe seriamente a rischio il posto di lavoro di 7.000 dipendenti in Italia (a cui si aggiungerebbe un indotto di altre decine di migliaia di dipendenti) disperdendo il know how di uno dei pochi campioni nazionali, rappresentando Autostrade per l'Italia un leader nel mercato europeo e internazionale. Tradotto in un'ipotetica applicazione al caso-Genova, potrebbe voler dire che Autostrade può essere chiamata a pagare il risarcimento dei danni provocati dal crollo del Ponte Morandi, venendo rimborsata della revoca della concessione con il 'solo' pagamento delle opere che ha realizzato (al netto di quanto ha già ammortizzato con l'incasso dei pedaggi). Ma ora Atlantia è pronta a dare battaglia: se il governo dovesse procedere nella direzione indicata sabato, Autostrade per l'Italia chiederà a sua volta "la risoluzione di diritto" del contratto di concessione nel "rispetto del principio di affidamento e a tutela del patrimonio della società". A catena l'impatto si ripercuoterebbe sul ripagamento di 5,3 miliardi di debito di Atlantia Spa (che controlla l'88% del capitale di Autostrade per l'Italia ed è garante di parte del debito della controllata).

L'ammontare di debito complessivo in default (oltre 16 miliardi) avrebbe serie conseguenze sui mercati obbligazionari e bancari europei visto che la maggior parte del debito è rappresentato da titoli quotati detenuti da grandi investitori di debito internazionali, oltre che da grandi istituzioni finanziarie europee (ad esempio, Banca Europea per gli Investimenti) e italiane ( Cassa Depositi e Prestiti, Banca Intesa, Unicredit), oggetto anche di prestiti Ltro della Banca Centrale Europea. La prima a prendere posizione è stata l'Associazione dei concessionari autostradali (Aiscat) che ha espresso "sconcerto e incredulità", parlando di "incostituzionalità" e di "gravissima lesione dello Stato di diritto" e del rischio di "distruggere un intero settore produttivo". Dopo il suono della campanella, le azioni della holding controllata da Edizione della famiglia Benetton sfiorano un ribasso del 4% scivolando del 3,99% a 21,19 euro, appesantendo tutto il listino di Piazza Affari.