Le verità di Montolivo: "Mi hanno condannato a smettere"

Le verità di Montolivo:

Potrei ripeterti che mi hanno condannato a smettere.

"Io, dopo sette anni, isolato, privato della fascia e scavalcato dai primavera. Non si dica però che ho rifiutato di trasferirmi", ha raccontato l'ormai ex centrocampista del Milan. Motivazioni e spiegazioni, zero.

Elliott subentra al cinese, a fine luglio Leonardo e Maldini prendono il posto di Mirabelli ereditando anche la mia situazione. Giusto al torello partecipavo. Eppure i test di Milan Lab avevano confermato che stavo benissimo.

In questo senso non c'è soltanto il discorso Biglia, che peraltro ha solo un anno meno di lui, ma anche quello Bonucci: per dare un ulteriore segnale di svolta la fascia di capitano doveva andare a lui. "Se avessi fatto la guerra, forse avrei ottenuto qualcosa, ma non mi sarei più potuto guardare allo specchio". A un certo punto José Mauri chiese il cambio e l'allenatore spostò Calabria centrale e Calhanoglu fece la mezzala. Quando me lo comunicarono spiegai che lo trovavo ingiusto, che stavano commettendo un grosso errore poiché nello spogliatoio ci sono delle gerarchie che dovrebbero essere sempre rispettate. Feci i nomi di Bonaventura e Romagnoli. Dopo quell'episodio provai a chiedere spiegazioni a Leonardo, la sua risposta fu questa: "È stata una decisione dell'allenatore". L'allenatore in questione è, ovviamente, Gennaro Gattuso, che con la dirigenza rossonera all'epoca decise di non contare più sull'ex capitano: nell'intervista al Corriere dello Sport spiega infatti di essere rimasto dopo una stagione in cui aveva giocato pochissimo negli ultimi mesi, salvo poi essere accantonato dalla tournée americana con un semplice sms. "Non avrei mai immaginato di poter vivere un'esperienza del genere".