Ex Ilva, l’ira del premier: ricatto inaccettabile. E tenta la mediazione

Ex Ilva, l’ira del premier: ricatto inaccettabile. E tenta la mediazione

Un numero di lavoratori già enorme, che arriva a sfiorare le 20mila unità se si contano anche quelli degli appalti e dell'indotto. Il gruppo franco-indiano, dopo aver comunicato la volontà di rescindere il contratto d'affitto ed il successivo acquisto dei rami d'azienda di Ilva Spa e controllate, adesso ha messo formalmente in moto la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti acquisiti nel settembre del 2018.

Nel documento di retrocessione Arcelor Mittal motiva in via ufficiale il recesso del contratto con lo stop all'immunità penale.

A 24 ore di distanza dalla drammatica conferenza stampa con cui il governo ha fatto sapere che ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi per tenersi l'ex Ilva, non si registrano passi avanti che lascino intravedere la possibilità di uscire dallo stallo.

"Al momento, il nostro strumento - ha precisato - è la pressione nel nostro sistema Paese".

"Al tavolo di palazzo Chigi nessuno ha parlato di nazionalizzazione", ha detto invece la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, riferendosi all'ipotesi espressa dalla ministra delle Infrastrutture De Micheli che in serata ha detto: "Per risolvere il caso Ilva come governo siamo pronti a tutto, siamo aperti anche alla nazionalizzazione" dell'azienda in caso di rottura delle trattative con ArcelorMittal.

"Vedremo che cosa ci dirà l'azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano". Con due appendici non di poco conto: il sì dell'Europa, tutt'altro che scontato; e il peso dell'eventuale operazione sui conti pubblici, sul quale anche al ministero dello Sviluppo economico circola un certo scetticismo.

Terminato il vertice a Palazzo Chigi tra governo e i vertici di Arcelor Mittal, il gigante dell'acciaio indo europeo, dopo l'annuncio dell'azienda di lasciare l'ex Ilva di Taranto.

Il segretario della CGIL Maurizio Landini chiede al governo di valutare l'ingresso della Cassa depositi e prestiti dentro la società: "siccome ArcelorMittal ha dichiarato che c'è un clima ostile, alla realizzazione degli investimenti, un ingresso di una parte pubblica da un lato toglierebbe qualasiasi idea di ostilità e dall'altra farebbe in modo che gli investimenti saranno realizzati". E questa volta sono 8 avvocati contro uno. A questi 10351 lavoratori si aggiungono quelli di Anis con 64 lavoratori, Am Energy 100, Am Tubolar 40, Am Maritime 222.