Bolivia, a fuoco case sorella Morales e governatori

Bolivia, a fuoco case sorella Morales e governatori

Morales ha inoltre denunciato delle fiamme nelle case di due governatori e di sua sorella, definendo tutto ciò "un piano di golpe fascista".

I disordini di maggiore rilievo sono avvenuti a Vinto, comune vicino a Cochabamba, dove un giovane di 20 anni è morto, mentre i manifestanti antigovernativi hanno incendiato l'edificio del comune e preso in ostaggio e maltrattato la sindaca Patricia Arce, sostenitrice del presidente Evo Morales, costretta a sfilare con il corpo dipinto di rosso.

Il ministro dell'Economia della Bolivia, Luis Arce, ha offerto un bilancio delle perdite economiche generate nel paese dai disturbi promossi dal gruppo dell'opposizione Comitè Civico, dall'occupazione degli uffici nazionali delle imposte e dal blocco alla frontiera, impedendo d'incassare le entrate doganali.

La ribellione all'interno delle forze dell'ordine è iniziata venerdì pomeriggio, quando si sono ammutinati membri dell'Unità tattica di operazioni di polizia (Utop) di Cochabamba. L'ammutinamento avrebbe risparmiato La Paz, la capitale amministrativa del Paese.

Dal 21 ottobre in Bolivia una parte delle popolazione protesta contro la rielezione del presidente Evo Morales, accusato di aver commesso dei brogli per ottenere un quarto mandato.

Via Twitter, Morales aveva anche condannato l'attacco "codardo e selvaggio", parlando di "stile da dittature militari" che è stato lanciato alla radio della Confederazione sindacale unica dei lavoratori contadini della Bolivia (Csutcb). Il ministro della Difesa Javier Zavaleta, invece, ha escluso un intervento dell'esercito in questa crisi. "Dopo aver minacciato ed intimorito i giornalisti li hanno obbligati ad abbandonare il lavoro". E contemporaneamente aveva rivolto un invito ad accompagnare questo dialogo "a organismi internazionali, all'Onu all'Osa, a Paesi di diverse parti del mondo e alle chiese", chiedendo aiuto anche al Papa perché "accompagni" questo tentativo di conciliazione. L'offerta è stata anche respinta da Ruben Costas, il potente governatore dello Stato orientale di Santa Cruz.