Bimbo abbandonato a Torino, cos’è l’Ittiosi Arlecchino e cosa comporta

Bimbo abbandonato a Torino, cos’è l’Ittiosi Arlecchino e cosa comporta

Ma la malattia che lo ha colpito necessità di una assistenza continua e al momento nessuno si è fatto avanti per adottarlo e nessuna casa-famiglia riesce a farsene carico. Il piccolo è nato affetto da ittiosi Arlecchino e sopravvivere in una stanza della terapia intensiva neonatale dell'ospedale Sant'Anna.

Giovannino è riuscito incredibilmente ha superare le prime settimane, ma le sue aspettative restano comunque molto basse. "È un bimbo che richiede un impegno molto pesante".

La malattia comporta la mancanza di elasticità della pelle, che subito dopo la nascita diventa spessa e rigida, spaccandosi in grosse placche di forma quadrangolare e rendendo difficoltosa la respirazione e il movimento e trasformando il corpo di chi ne è affetto in forme grottesche e mostruose: da qui il nome della nota maschera della commedia dell'arte. Secondo quanto riporta l'Ansa, l'infante è all'ospedale ostetrico-ginecologico Sant'Anna di Torino ed è stato concepito con una fecondazione eterologa.

Molti dei bambini che nascono con questa rara patologia finiscono per morire nelle prime settimane di vita, ma Giovannino è sopravvissuto. Solo recentemente, nel 2016, la ricerca scientifica ha individuato la causa della patologia che si trasmette con modalità autosomica recessiva nella la presenza di mutazioni nel gene ABCA12, situato sul cromosoma 2.

Contro questa malattia non c'è cura. E che gli augurano di trovare al più presto una famiglia tutta sua.

Al malato di ittiosi è necessario cospargere il corpo quotidianamente con creme emollienti per evitare la rottura dell'epidermide, che genererebbe ferite profonde e ad altissimo rischio di infezioni.Per dissolvere le squame vengono impiegate sostanze cheratolitiche, contenute in creme e lozioni, oppure alfa-idrossi acidi, come acido lattico e acido glicolico.

E ancora: "Sai, don Giuseppe Cottolengo ha voluto una casa proprio per quanti fanno fatica a trovarne una perché la loro situazione di vita o di salute era particolarmente difficile", prosegue la lettera. Nel nosocomio lo chiamano Giovannino e le sue mamme sono le infermiere che lo accudiscono giorno e notte.