Russiagate, l’indagine di Barr diventa un’inchiesta penale

Russiagate, l’indagine di Barr diventa un’inchiesta penale

Lo riferisce Politico, che cita una propria fonte. Ciò significa che i dirigenti e gli ex dirigenti di Fbi e Dipartimento di giustizia coinvolti rischiano un'incriminazione, e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove del titolare dell'inchiesta, John Durham, anche attraverso mandati emessi da un gran giurì per l'acquisizione di documenti e testimonianze.

Negli stralci della richiesta inviata da Barr a palazzo Chigi, riportata dal Corriere della sera, il ministro americano spiega lo scopo della sua missione: "Verificare il ruolo svolto dal personale Usa in servizio in Italia, senza voler mettere in discussione l'operato delle autorità italiane e l'eccellente collaborazione". Secondo Fox, l'indagine di Durham "si è allargata sulla base di nuove prove raccolta durante il suo recente viaggio a Roma con il ministro di Giustizia William Barr". Il premier italiano, Giuseppe Conte, dopo aver riferito al Copasir, ha confermato gli incontri di Barr a Roma con i vertici dei servizi il 15 agosto e 27 settembre scorsi ma ha escluso "qualsiasi coinvolgimento" dell'Italia nel Russiagate.

Trump va dritto per la sua strada e non basta certo a fargli cambiare rotta la dura reazione dei Dem americani alla decisione del Dipartimento di Giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sul Russiagate in inchiesta penale. E sarebbe stata quella l'occasione, avrebbero detto alcune fonti, in cui sarebbero emerse queste new evidences. Prove che fonti d'intelligence italiane smentiscono - "mai dato alcuna prova" - come già avevano fatto in passato con la storia dei due cellulari Blackberry di Joseph Mifsud - il professore maltese al centro della vicenda - che sarebbero stati consegnati dagli 007 agli americani e come avevano fatto ancora prima quando sempre dagli Usa era trapelata la 'notizia' che a Barr e Durham sarebbe stato consegnato un nastro con la voce di Mifsud. Salvini liquida le parole di Conte sul Metropole come una "super cazzola".

Il dossier, che a detta di Trump "potrebbe coinvolgere anche l'Italia", era stato aperto lo scorso maggio come indagine preliminare.

Per la Lega il primo a rispondere è stato Paolo Arrigoni, membro del Copasir. Conte, dice, è un "irresponsabile completamente accecato dall'odio contro Salvini, che per difendere se stesso mette a rischio la sicurezza nazionale: la seduta non è mai intervenuta sul presunto scandalo russo che coinvolgerebbe Salvini, anche perché c'è un'indagine della magistratura". Al premier replica anche lo stesso Matteo Salvini: "Teoricamente doveva giustificare i suoi problemi con i Servizi segreti". Se qualcuno ha fatto cose poco serie sarà dimostrato.