Roberto Baggio, quel rigore sbagliato e la telefonata mai arrivata dal Vicenza

Roberto Baggio, quel rigore sbagliato e la telefonata mai arrivata dal Vicenza

"Io sono sempre stato coerente". Era qualcosa che il calcio mi doveva. Mettere quella maglia della Nazionale era qualcosa di straordinario e incredibile.

RIGORE - "In carriera ne ho sbagliati altri ma forse quello è stato l'unico che ho tirato alto". Ho sempre cercato di regalare gioia alla gente attraverso il calcio. Da Conte. Lo conosco e ha qualità importanti. "Un sogno, il massimo". Arrivai lì dopo un grave infortunio, non ho giocato per due anni e al terzo non stavo ancora bene. I problemi con gli allenatori erano dovuti al fatto che la gente mi voleva bene e quando non giocavo protestava, così per gli allenatori era difficile gestire la situazione.

Sul campo Baggio diventò l'idolo dei tifosi viola che accolsero con tre giorni di guerriglia urbana il suo trasferimento ai rivali della Juventus: "Con Firenze - ricorda commuovendosi Baggio - ho un legame profondo". Non volevo andarmene ma la società aveva già fatto tutto. "Per tanto tempo mi diedero del mercenario finchè il presidente di allora, dopo anni, ristabilì la verità delle cose". Da bambino sognavo Italia-Brasile in finale e la Coppa vinta con un mio gol.

Ospite al "Festival dello Sport", evento organizzato da La Gazzetta dello Sport a Trento, Roberto Baggio ha ripercorso la sua storia di calciatore, soffermandosi sulla chiamata mai arrivata dal Vicenza, dove avrebbe voluto chiudere la carriera: "Avevo deciso di allenarmi da solo a Caldogno, sperando in una chiamata del Vicenza".

Altra delusione azzurra la mancata convocazione da parte di Trapattoni ai Mondiali del 2002: "Non ho mai digerito quell'esclusione, mi ha profondamente amareggiato, meritavo di essere tra i convocati, magari poi di non giocare, ma di essere considerato, quello sì". L'ultima chiosa è sul calcio di oggi: "Mi piacerebbe molto - ha detto Baggio - giocare con le nuove regole".