Ergastolo Ostativo, Corte di Strasburgo: 'Italia riformi la legge'

Ergastolo Ostativo, Corte di Strasburgo: 'Italia riformi la legge'

Nella sentenza la Corte non dice che Viola deve essere liberato, ma che l'Italia deve cambiare la legge sull'ergastolo ostativo in modo che la collaborazione con la giustizia del condonato non sia l'unico elemento che gli impedisce di non avere sconti di pena. Con quella sentenza i giudici di Strasburgo stabilivano che la condanna al carcere a vita "irriducibile" (il cosiddetto "fine pena mai"), inflitta al ricorrente, viola l'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani che vieta la tortura, le punizioni disumane e degradanti, soprattutto nega la possibilità di un percorso rieducativo.

L'Italia, nel ricorso presentato a settembre aveva chiesto che il caso dell'ergastolo ostativo, previsto dall'Articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario, fosse sottoposto al giudizio della Grand Chambre, l'organo della Cedu che affronta i casi la cui soluzione può riguardare tutti i paesi della Ue. Solo collaborando con la giustizia il condannato può avere accesso in via eccezionale ai cosiddetti benefici penitenziari sopra elencati. La parola - aggiunge - passa ora al legislatore italiano che dovrà adeguarsi alle indicazioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Ricorso respinto, così l'Italia dovrà riformare la legge sull'ergastolo ostativo, che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia, applicato per reati gravissimi come l'associazione mafiosa o il terrorismo.

Invece l'ergastolo ostativo lega la ri-acquisizione della libertà alla scelta di collaborare con la giustizia. Quindi, secondo la Cedu, al contrario di quanto affermato dal governo, la decisione se collaborare o meno, non sarebbe totalmente libera.

"Ecco perché - è l'opinione di Pugiotto - il solo modo di restituire coerenza al sistema è che sia la magistratura di sorveglianza a valutare, caso per caso, alla luce dell'intero percorso trattamentale del reo, se sia ancora specialmente pericoloso, indipendentemente dalla sua collaborazione con la giustizia".

Secondo il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra la sentenza della CEDU mette a rischio il 41-bis, il regime carcerario nel quale al detenuto sottoposto a regime di isolamento è vietata qualsiasi comunicazione con l'esterno. C'è chi ritiene che l'ergastolo non sia compatibile con la funzione rieducativa del carcere e l'ergastolo ormai è solo un parametro: "è raro che venga scontata la pena dell'ergastolo proprio per i benefici dati ad esempio per buona condotta". Questi giuristi non comprendono la virulenza di questi soggetti. Tutti loro hanno ricordato proprio come le mafie, sin dal principio, si siano sempre opposte all'ergastolo e che lo stesso Totò Riina aveva inserito nel cosiddetto "papello" (l'elenco di richieste presentato allo Stato per interrompere la campagna stragista) proprio l'abolizione dell'ergastolo e del carcere duro. Qui in Italia abbiamo visto i corpi senza vita, abbiamo sentito esplodere le bombe, abbiamo ricevuto minacce e ancora oggi ci sono centinaia di imprenditori onesti che ne ricevono. Il caso su cui la Corte si è pronunciata è quello di Marcello Viola, in carcere dall'inizio degli anni '90 anni per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione d'armi. Poi Di Maio conclude: "Qui in Italia piangiamo ancora i nostri eroi, le nostre vittime, e ora dovremmo pensare a tutelare i diritti dei loro carnefici? Lo Stato combatte contro il tritolo lanciando margherite". "Anche in questo caso infatti la Corte formula un invito all'Italia a rivedere la normativa in questione - nel caso specifico l'articolo 4 bis dell'Ordinamento penitenziario - prevedendo la possibilità di plurimi elementi di valutazione in ordine alla concedibilità o meno dei benefici penitenziari a chi viene condannato all'ergastolo".

Il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi entra nel dettaglio: "Nutro da sempre un grande rispetto nei confronti delle decisioni della Cedu che comunque, al di là della vicenda specifica esaminata, non hanno un'automatica esecutività nell'ordinamento nazionale".