Brexit, no al nuovo voto sull'accordo oggi

Brexit, no al nuovo voto sull'accordo oggi

La cosiddetta "legge anti-no deal", approvata nelle scorse settimane dalle opposizioni col concorso dei deputati conservatori ribelli, obbligherebbe Johnson a chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit al 31 gennaio del 2020, se entro il 19 ottobre il governo non ottenesse l'approvazione di un accordo con la Ue, oppure un chiaro voto del Parlamento per procedere con il 'no deal'.

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Dopo l'intesa tra Regno Unito e Unione Europea sull'accordo per la Brexit, negoziato con molta fatica dal primo ministro Boris Johnson la questione passa a Westminster.

L'accordo sulla Brexit era già stato presentato al voto dei Comuni sabato, ma la maggioranza dei deputati, approvando l'emendamento Letwin, ne aveva rimandato l'esame a una fase successiva. Non senza dirsi "deluso" dal diktat di Bercow e rinfacciare allo speaker, per bocca di un portavoce di Downing Street, d'aver negato un'altra "chance di attuare la volontà del popolo britannico" espressa nel 2016.

Motivo: essere sicuri di scongiurare il rischio di una Hard Brexit, visto che ci sono ancora diversi cavilli legali da risolvere, stesse leggi da approvare, che vengono considerate propedeutiche al voto ( e che rappresentano l'intero pacchetto normativo sulla Brexit) sul Withdrawal Agreement.

Il sondaggio pubblicato dall'Irish Times ha premiato il lavoro che sta facendo Varadkar a capo del governo, almeno per ora, e ha rilevato un aumento della soddisfazione verso la sua strategia su Brexit e sulle politiche economiche.

Il tempo stringe e Johnson proverà a giocare tutte le sue carte per riprendere in mano la situazione e riproporre il voto sull'accordo.

Johnson, l'uomo che aveva detto di preferire essere ritrovato "morto in un fosso" piuttosto che accettare l'ennesima dilazione del divorzio da Bruxelles, ha dovuto così incassare il nuovo stop. Intanto, i 27 Stati della UE decideranno come reagire all'ennesimo paradosso di Londra. Il parlamento europeo è pronto ad approvare l'accordo, ha fatto sapere il presidente David Sassoli, ma prima tocca a Westminster. Lo ha confermato il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk in un tweet, affermando di aver ricevuto la richiesta. Il cambio sterlina/dollaro ha toccato temporaneamente quota 1,30, come non succedeva da maggio, per poi ripiegare a 1,2980 dagli 1,2908 di questa mattina. Nel ribattere la dichiarazione di Johnson, il leader dei laburisti Jeremy Corbyn ha commentato che "oggi è una giornata storica per il Parlamento, perché ha detto che non sarà ricattato da un primo ministro che apparentemente è disposto a sfidare ancora una volta una legge approvata dal Parlamento stesso".